Uno sguardo ai giovani protagonisti della Whitney Biennial 2010

di Redazione 1

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Motori accesi per la 2010 Whitney Biennial in programma al Whitney Museum dal 25 febbraio al 30 maggio. La manifestazione, curata da Francesco Bonami e Gary Carrion-Murayar si preannuncia quest’anno decisamente interessante (vedi nostro precedente articolo) vista la presenza di veterani fino adesso un poco sottovalutati dai grandi giri dell’arte contemporanea e di un agguerrito drappello di giovani artisti. Nel corso degli anni la Whitney Biennial non ha mancato di dividere le opinioni di pubblico e critica, basti pensare al commento del critico del New York Times, Michael Kimmelman che nel 1993 scrisse semplicemente:”Odio la mostra“.

Ovviamente noi puntiamo sul nostro Francesco Bonami, professionista che nel corso della sua carriera ha sbagliato poco o niente. Dicevamo dei giovani artisti e quest’anno in Biennale vi sono ben 15 artisti sotto i 40 anni e vorremmo descriverli succintamente nelle prossime righe. Si parte da Richard Aldrich classe 1975, conosciuto per i suoi dipinti che mescolano strategie minimaliste all’arte di Rauschenberg.
Tauba Auerbach del 1981, l’abbiamo vista nel corso della mostra Younger Than Jesus al New Museum, l’artista è celebre per le sue composizioni trompe l’oeil e le bizzarre installazioni sonore. Josh Brand è del 1980 e concentra la sua ricerca su composizioni fotografiche astratte, la sua prima mostra personale risale al 2007 alla White Columns. The Bruce High Quality Foundation, collettivo di artisti nati attorno alla fine degli anni ’70, li abbiamo già visti sulle nostre pagine. La loro creatività si concentra su installazioni e video concettuali ma molto ironici.

Sara Crowner classe 1974, il suo lavoro si alterna tra sculture in porcellana ed eleganti dipinti astratti impreziositi da ricami. Kate Gilmore classe 1975, artista che ultimamente ha fatto parte dell’evento video She Devil alla galleria Stefania Miscetti di Roma, la sua ricerca è incentrata su performance video caratterizzata da vere e proprie sfide che mettono in luce la parte coriacea dell’universo femminile.  Sharon Hayes classe 1970 è conosciuta per le sue performance ed installazioni incentrate sulla politica e sulle sue esperienze di vita personali.

Alex Hubbard del 1975 è invece autore di video che confondono i processi di produzione e disorientano lo spettatore con illusioni ottiche. Daniel McDonald del 1971 crea figurine scultoree altamente satiriche che spesso prendono in giro il mercato dell’arte. Rashaad Newsome, classe 1979, crea collages e performance incentrate sulla cultura hip-hop e sui pirati informatici.

Emily Roysdon del 1977 è invece autrice di opere interdisciplinari che fondono arte visiva, linguaggio e testi. Aki Sasamoto è del 1980 ed è autore di performance basate su ironici racconti che implicano fatiche fisiche come tagliare della frutta su di un tavolo con delle lame attaccate alle sue scarpe.

Aurel Schmidt, classe 1982, crea solitamente disegni e dipinti intricati che fondono parti anatomiche ad animali e spazzatura. Stephanie Sinclair è del 1973 e solitamente crea immagini di fotogiornalismo che documentano i punti più caldi del Medio Oriente. Infine Marianne Vitale, classe 1973 è conosciuta per sculture, disegni, installazioni e video che descrivono una diabolica guerra tra paradiso ed inferno.

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