Una mostra a Parigi per Yves Saint Laurent l’uomo che incontrò arte e moda

di Micol Di Veroli Commenta

Yves Saint Laurent, London, 1969

Moda ed arte sembrano ormai giunte ad un incrocio e l’impressione è che vogliano proseguire insieme il loro interminabile viaggio verso la creatività. La cosa potrebbe anche farci piacere in quanto estimatori del fashion world ma per quanto riguarda la nostra passione per l’arte, questa sterzata verso una visione artistica patinata e di tendenza ci fa un tantino rabbrividire. Il pericolo è di ritrovarsi qualche installazione site-specific con tanto di frangetta e giacca con le spalline in stile anni ’80 (come se questo già non stesse accadendo).

Nel mondo della moda esistono però designer decisamente visionari che in un certo senso hanno oltrepassato le barriere della semplice creazione di capi effimeri costellati da milioni di paillettes. Uno di questi è Yves Saint Laurent stilista francese tra i più celebri al mondo, scomparso nel 2008 . La sua dirompente carica di vitalità abbinata a una divorante passione per l’arte lo ha portato, nel corso della sua carriera, a compiere estrosi omaggi ai maestri della pittura del Novecento, da Picasso a Andy Warhol, da Matisse, a Braque, da Mondrian a David Hockney, quando il binomio arte-moda non era ancora una trovata scontata, un luogo comune da passerella “colta”. Non a caso Yves Saint Laurent è stato il primo fashion designer, nel 1983, ad essere ospitato all’interno di un museo d’arte, esattamente al Metropolitan Museum of Art di New York che all’epoca gli dedicò una mostra. Questa primavera il Petit Palais di Parigi celebra il talento del rivoluzionario designer con un mostra curata da Florence Mulle e Farid Chenoune dal titolo Yves Saint Laurent Retrospective che si concluderà il prossimo 29 agosto.

L’evento riassume i momenti salienti della carriera di Saint Laurent in un viaggio immaginario tra vestiti, colori ed arte. In mostra anche la celebre collezione-scandalo del 1971, quando lo stilista reinventò il concetto di smoking adattandolo all’universo femminile e trasferendo così, in maniera ovviamente simbolica ma estremamente efficace, il potere maschile alle donne.

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