A Parigi la morte ti fa bella in una grande mostra tra vecchio e nuovo

di Redazione Commenta

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I pittori del 17esimo secolo avevano sviluppato un affascinante linguaggio simbolico per mostrare al mondo la natura effimera dell’esistenza umana, descritta il più delle volte come una condizione preparatoria per la vita ultraterrena. Oggi il curatore Alain Tapié ha deciso di rinnovare questo schema simbolico vecchio di secoli nel corso di una mostra dal titolo Vanité, Mort que me veux-tu? (Vanità, Morte cosa vuoi da me?) ospitata fino al prossimo 19 settembre dalla Fondazione Pierre Bergé di Parigi.

“La vanità in pittura può offrire molti spunti su cui riflettere, essa può essere un’ossessiva ed allo stesso tempo affascinante espressione della bellezza naturale ma anche della perfezione delle forme o di una tecnica sublime” ha evidenziato Tapié parlando della sua manifestazione. La mostra comincia con la pittura nord europea caratterizzata da composizioni ricche di fiori appena sbocciati ed altri elementi radianti contrapposti a segni di morte come teschi o ratti.Successivamente si passa al periodo contemporaneo dove gli artisti trattano il tema in maniera del tutto personale. Vi sono i cadaveri che sembrano marionette fotografati da Joel-Peter Witkin e gli scenari da morgue di Andres Serrano. Il concetto di vanità è anche simbolo di vulnerabilità ed incertezza, e sono proprio queste caratteristiche ad emergere dal lavoro fotografico di Duane Michals dal titolo Balthus e Setsuko, immagine scattata proprio poco prima della fine della lunga vita del grande pittore. Nella foto l’artista contempla la sua immagine riflessa in uno specchio che la sua sposa, molto più giovane, tiene stretto nella mano. Questa foto sembra l’allegoria stessa della mostra organizzata da Tapié.

Se vi capita di passare per Parigi in questi giorni, non perdetevi questa interessante mostra che tra le altre cose espone opere di C. Gysbrechts, S. Luttichuys, P. Steenwijck, A. Wolffort, G. Cagnacci, Ph. De Champaigne, N. Régnier per la sezione moderna e  di A. Giacometti, Man Ray, G. Richter, G. Brown, U. Lüthi, R. Mapplethorpe, D. Appelt, A. Serrano e G. Hill per quella contemporanea.

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