Grande antologica di Isa Genzken al Museion

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Più di cinquanta opere provenienti da importanti collezioni private europee e dalla collezione di Museion saranno in mostra dal 10 settembre a Bolzano per la prima antologica dell’artista in un museo italiano. Isa Genzken (Bad Oldesloe, 1948), una delle più interessanti artiste del secondo dopoguerra, è stata consacrata a livello internazionale dalla partecipazione alla Biennale di Venezia 2007, in cui ha rappresentato la Germania. Fin dagli anni Ottanta del secolo scorso si è affermata come un indubbio punto di riferimento per gli sviluppi e le ricerche sull’arte plastica – tema a cui Museion ha dedicato quest’anno diversi appuntamenti del programma espositivo.

La mostra a Museion intende offrire un approccio all’eterogenea opera dell’artista con un percorso sganciato da griglie cronologiche, che si snoda attraverso i diversi nuclei fondamentali della sua produzione. La straordinaria capacità di rinnovare il proprio linguaggio e modo di operare, un approccio fisico e diretto con la realtà che ci circonda nella quotidianità, così come il confronto con l’architettura sono alcune delle cifre del percorso artistico della Genzken. Particolare attenzione viene dedicata alle ricerche materiche bidimensionali della fine degli anni Ottanta con le opere Basic Research, così come alle ultimissime produzioni del 2009, in parte dedicate a Michael Jackson. Il percorso espositivo si apre al pianoterra di Museion con l’importante installazione Oil XI presentata per la prima volta al padiglione tedesco della Biennale 2007 e continua al quarto piano del museo. Qui il visitatore è accolto da un gruppo di Colonne (1998 – 2000) – opere emblematiche per il confronto dell’artista con l’architettura, ma anche per l’approccio soggettivo che intrattiene con la realtà.

È sempre l’architettura, nella sua dialettica tra l’interno e l’esterno ad essere indagata da un punto di vista formale e sul suo impatto sociale nel ciclo di opere Soziale Fassaden (2002), allestite accanto alle colonne. Nelle opere viene messo in evidenza come le facciate degli edifici delle moderne metropoli non permettano di penetrare all’interno delle costruzioni, ma diventino degli specchi di ciò che le circonda. Nella visione di Isa Genzken anche le facciate più anonime sono degli spazi sociali, spazi che intessono ed innescano relazioni.

In un altro ambiente si trovano dei gruppi di lavori estremamente peculiari per l’artista, attraverso cui è anche immediatamente identificabile: gli Ellipsoiden (1978), delle sculture di legno calcolate al computer, ma prodotte interamente a mano dall’artista, le Fenster (1990-92), le sculture in cemento, gesso e resina epossidica poste su piedistalli (1985 – 1988), i world receiver (1988-89) così come i Basic Research (1989-91) e i More Light Research (1992).
Esplorando queste opere si comprende come i lavori di Isa Genzken abbiano un rapporto fisico con la realtà, nella propria essenza molto affine al ready-made e lontano dall’invenzione artistica. Nella sua arte non si tratta di escogitare delle forme nuove, ma di ascoltare la complessità del reale e assecondarla.

L’opera di Isa Genzken può apparire eterogenea, eppure è possibile riconoscervi un filo conduttore. La visione multipla che l’artista ha della realtà non si discosta poi molto da quella della tecnica cinematografica. La serie Empire/Vampire (2003 – 2004), esposta nel terzo ambiente creato al quarto piano del museo, è nata dalla passione di Isa Genzken per New York – Empire è l’Empire State Building, Vampire il Chrysler Building che gli fa ombra. Su un gruppo di piedistalli sono messe in scena, come in una sorta di set cinematografico, delle assurde storie metropolitane. Piccoli objets trouvés, oggetti trovati di fattura industriale diventano i protagonisti di drammi quotidiani, che oscillano tra una connotazione universale e l’ombra della memoria dell’11 settembre.

Nella più recente serie di lavori Wind Isa Genzken si serve di materiali esistenti sovrapposti per riaffermare alcune tematiche costanti della sua arte: il coinvolgimento delle componenti fortemente personali ed emotive e le associazioni soggettive nel rapporto scultura-realtà. Le nuove colonne della serie Wind, così come i nuovi lavori a parete, sono in parte dedicati a Michael Jackson, artista che Isa Genzken ha ammirato oltremodo. I movimenti di Michael Jackson diventano una sorta di metafora del vento che aleggia attraverso le opere, donando loro una forte carica plastica.

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