Rachel Whiteread, quando l’assenza diventa presenza

di Maila Buglioni Commenta

Girovagando per le vie di Trastevere è possibile rimanere stregati da un atipico slang inglese proveniente dallo Street View della Galleria Lorcan O’Neill. Qui sono esposti Untitled II ovvero la materializzazione del vuoto presente sotto uno sgabello e Thresold una porta traslucida rosa. Sono solo alcuni dei nuovi lavori di Rachel Whiteread (Londra, 1963 – vive e lavora a Londra), per la seconda volta ospite della galleria. Rachel Whiteread è una delle poche artiste della sua generazione che ha prodotto importanti opere pubbliche come House (Londra, 1993) o Holocaust Memorial nella Judenplatz di Vienna (2000). Inoltre, nel 1997 ha rappresentato la Gran Bretagna alla Biennale di Venezia, ed ha esposto nelle maggiori gallerie internazionali.

Nella sala rettangolare fluttuano, sulle pareti bianche, sculture eseguite attraverso il calco dello spazio “negativo” di ciò che circonda o che è dentro ai manufatti domestici, come l’interno di una finestra, attraverso l’uso di resine, gesso e gomma. Dal 1988 utilizza questa tecnica per evidenziare l’invisibile presente negli spazi familiari, dove l’assenza diventa presenza effettiva, tangibile e memoria di un intervallo che apparentemente non esiste. Oggetti nostalgici e confortevoli, ma che contemporaneamente si rivelano sinistri e alieni.

Il titolo della mostra Looking On pone l’accento sull’azione del guardare: le sei finestre esibite sono fatte per essere osservate e non per vedere attraverso di esse. Possono essere oltrepassate ma solo con l’immaginazione, annullando l’opposizione esistente tra interno ed esterno. La resina con cui sono create dà vita a interessanti giochi di trasparenze: il colore del materiale sembra cambiare, diventando più scuro o più tenue, a seconda del tipo di luce, artificiale o solare, che le attraversa. La scelta delle tinte evoca, in alcuni casi, una specifica ora del giorno, come Night Glass o Dusk. Ciò rimanda alla serie delle Cattedrali di Monet, dove lo stesso soggetto appare ogni volta nuovo grazie all’influsso della diversa luce che s’infrange su di esso.

Accanto all’evanescenza dei corpi in resina troviamo Five, uno scaffale che sostiene cinque lattine in gesso e ferro ossidato tali da sembrare arrugginite. Infine, lungo il piccolo corridoio che costeggia l’ufficio della galleria, prendono posto delle cartoline di paesaggi sbiancate e intagliate con cerchi di varia grandezza che lasciano visibile solo il cielo con le sue tonalità. Sono oggetti tridimensionali che s’inseriscono perfettamente nell’atmosfera sospesa e metafisica evocata dalle creazioni in mostra.

 

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