Se gli archistar si fanno il cartello

di Micol Di Veroli Commenta

Gli archistar di fama internazionale non sono certo dei poveri in canna e soprattutto non hanno bisogno di faticare poi tanto per accaparrarsi nuovi lavori nelle città di tutto il mondo. Secondo voi, con tutti i soldi che guadagnano questi signori e con tutte le opportunità che di fatto tolgono ai giovani architetti locali, c’è bisogno di stringere patti di alleanza per monopolizzare il mercato? La risposta sarebbe ovviamente un secco “no”, ma evidentemente a qualcuno i “cartelli” dell’architettura piacciono parecchio, tanto che ha deciso di riunire le più rinomate archistar del momento sotto l’egida di una sorta di patto fra lupi.

Quel qualcuno Frank Gehry, comparso proprio in questi giorni sulle nostre pagine per la questione del rallentamento dei lavori del Guggenheim di Abu Dhabi. Il nostro simpatico amico Gehry non ha fatto altro che stilare una lunga lista di nomi, tra cui compaiono Zaha Hadid, Moshe Safdie, David Rockwell, Laurie Olin, Ben van Berkel, David Childs, Massimo Colomban, Greg Lynn, Wolf Prix, Matthias Schuler, Patrik Schumacher e Richard Saul Wurman ed ha poi formato una sorta di board per la propria Gehry Technologies, azienda che si occupa di fornire tecnologia e servizi per proprietari di immobili, sviluppatori, architetti, ingegneri e molti altri professionisti che operano nel mercato dell’edilizia. Il board si è riunito la scorsa settimana a New York ed ha messo all’ordine del giorno una discussione sul futuro della tecnologia all’interno del design. In realtà gli archistar hanno studiato assieme nuove iniziative per la Gehry Technologies. “Sto cercato di fornire agli architetti di tutto il mondo un miglior controllo dei processi di sviluppo in modo da lasciare in libertà i frutti della loro immaginazione. Per far ciò ho radunato un gruppo di amici che credono nei miei obiettivi e che possono aiutarmi a trovare delle soluzioni che in futuro apporteranno molte migliorie agli edifici di tutto il mondo” ha dichiarato recentemente Gehry nel corso di un’intervista.

A noi questi brainstorming di settore non convincono poi tanto, speriamo che quest’adunanza non si trasformi nel più classico degli oligopoli.

 

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