A chi servono le fiere?

di Micol Di Veroli Commenta

La defezione di Francesco Manacorda da Artissima Torino (verso i più fertili lidi della Tate Liverpool) ha giustamente dato inizio al totofiera. Forse Andrea Bellini tornerà  al comando o forse sarà invece Roberto Casiraghi già patron della fiera romana a riprendere in mano le redini della prestigiosa kermesse torinese? Il punto della situazione è però un altro.

Le fiere sono un innegabile opportunità per il mercato, molti dealers internazionali hanno più volte ribadito l’importanza di queste manifestazioni ed alcuni di loro le hanno addirittura elevate ad unico strumento di vendita. Il problema è che non tutti possono accedere a questo strumento. Girano infatti molte voci attorno alle fiere italiane, alcune di esse sono ormai delle conferme, altre invece non sono mai state confermate ma ad ogni piè sospinto rispuntano puntualmente dal nulla a ravvivar interrogativi mai chiariti. Le selezioni per accedere alle fiere ad esempio rappresentano un nodo mai sciolto. C’è chi dice che ad essere ammesse sono sempre le solite gallerie e c’è anche chi azzarda che fra le gallerie più blasonate c’è qualcuno che viene invitato a partecipare senza spese, fungendo così da specchietto per le allodole per altri dealers intenzionati ad iscriversi. Del resto, secondo alcuni il successo di una fiera è decretato da quanto più esclusivismo si riesce ad esercitare durante la fase di selezione delle gallerie partecipanti.

Il secondo grande interrogativo è rappresentato dalle vendite. Solitamente gli organizzatori si vantano dei grandi successi di pubblico ma a questo non sempre corrisponde un esaltante ritorno economico. A parlar con i galleristi durante il regolare svolgimento della fiera sembrerebbe che le cose vadano alla grande. Una volta tornati a casa però le opinioni cambiano e tutti sembrano lamentarsi della manifestazione precedentemente lodata. Ma, come recita il più banale dei proverbi, chi disprezza compra e l’hanno seguente anche il dealer criticone tornerà ad occupare il suo stand, nella speranza di crearsi almeno qualche nuovo contatto.

A chi servono, dunque, le fiere dell’arte contemporanea? Ebbene è innegabile che la città ospitante e gli organizzatori traggono enormi benefici economici da tali manifestazioni.

 

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