Geometrie perfettibili, architetture nuove, spesso irreali ma sempre illusorie e accattivanti

di Redazione Commenta

La geometria, la matematica, le forme costituenti il mondo circostante e, in definitiva, l’architettura, rappresentano il punto d’incontro del lavoro di Guido Bagini, Paolo Cavinato, Michael Johansson e Michelangelo Penso che viene presentato dal 19 gennaio alla Galleria The Flat – Massimo Carasi di Milano in una mostra che, partendo da concetti classici ormai ben radicati nella storia dell’arte, giungono ad una loro rielaborazione in chiave contemporanea nella quale passato e presente sono perfettamente sintetizzati.

Quattro artisti dal background e dagli stili differenti, accomunati da una profonda ricerca di deformazione e integrazione di forme geometriche che generano architetture nuove, spesso irreali ma sempre illusorie e accattivanti. Quattro artisti che non possono prescindere dal contatto fisico con l’opera d’arte, per cui la manualità è primo e fondamentale strumento per esprimere l’idea. In Geometrie perfettibili il loro lavoro parte dall’assemblaggio di differenti forme, spesso dilatate, distorte, incastrate, prospetticamente illusorie e singolarmente insignificanti, per arrivare ad un perfezionamento insito nell’opera finita, inseparabile dall’intervento manuale dell’artista. Linguaggio oggettivo elevato a linguaggio creativo. Architettura come medium per rivelare l’espressione estetica in tutta la sua forza; geometria come punto di partenza e di arrivo per ottenere la perfezione che, notoriamente, non fa parte dell’universo umano ma a cui l’uomo ha sempre aspirato.Una investigazione, questa, che ci proietta in un tempo senza durata, un territorio plasmato da ogni artista in ragione di un particolare perfezionamento ambientale.

Ogni metodo creativo prevede, infatti, l’evidenza delle caratteristiche dell’“oggetto spaziale” nella prospettiva di un cambiamento del modello o nella eventualità di una variazione radicale dell’ ordine a cui l’oggetto appartiene. L’intervento sugli oggetti, infine, fa assumere al contesto e al contenuto nuove espressioni e quindi nuovi significati. Nuovi spazi, architetture reali e singole, architetture utopiche nelle quali gli elementi geometrici più disparati vengono riassunti dando vita a nuove forme in cui pieni e vuoti si compensano e si giustificano a vicenda.

Attraverso la pittura, la fotografia, la scultura e l’installazione, con materiali tradizionali e innovativi, poveri o sofisticati, i quattro artisti con idee e manualità, in una combinazione che unisce sacro e profano in perfetto equilibrio e ormai non più in contrapposizione, tendono a rendere il finito infinito; nelle opere tempo e spazio si caricano di nuovi significati e travalicano i limiti del reale per conquistare una dimensione diversa, superiore, che si esprime nell’arte, unica e sola in grado di situarsi nello spazio infinitesimale esistente tra la realtà umana percettibile e quella impercettibile.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>