Giovani street artists, solo sulla carta

di Micol Di Veroli Commenta


La street art non è più una novità, ormai questa meravigliosa tecnica artistica comincia a mostrare i suoi anni e le prime opere prodotte fanno già parte della storia dell’arte contemporanea. Va inoltre precisato che la street art è attualmente regina del mercato e delle aste, un successo che ha trasformato in veri e propri eroi gli artisti che hanno scelto la strada come teatro principale della loro creatività.

Certo, riuscire a conciliare la vita di artista mainstream con quella di anonimo guerrafondaio della strada. Ed è proprio questo il nocciolo della questione, il dibatto aperto riguarda infatti  la reale spontaneità di tutti quagli artisti che si sono lasciati affascinare dal canto delle sirene del mercato dell’arte o espongono regolarmente nelle gallerie di tutto il mondo. Va detto che alcuni street artists come Banksy, Blek le Rat ed Invader sono riusciti a conciliare le loro attività “istituzionali” con le ben più avventurose e soprattutto pericolose in termini legali, attività “metropolitane”. Insomma c’è chi in strada continua a starci e c’è chi fa finta di farlo, come il buon vecchio Shepard Fairey che per stessa ammissione (involontaria) della moglie non si sporca più le mani da tempo immemore. D’altronde esporre in galleria o in museo è molto più comodo che andarsene in giro la notte ad invadere la strada con graffiti e murales con il rischio di venir braccati dalla polizia.

Ed allora ecco che una nuova generazione di street artists “virtuali” è già pronta a farsi notare. Molte giovani leve si dichiarano street artists sulla carta e dopo aver attaccato due o tre stickers in giro per il loro quartiere pretendono che il talent scout di turno li scopra e li proietti all’interno del dorato mondo dello star system. Purtroppo non tutti nascono Banksy come non tutti hanno la voglia di mettersi sempre in gioco come il nostro beniamino.

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