Alessandro Bulgini – Appunti di un eretico

di Micol Di Veroli 1

L’opera d’arte racchiude in sé la certezza della solitudine. Nella manifestazione creativa è possibile riporre sensazioni e brandelli di vita, tormenti e gioie passate ma nell’atto del produrre, l’artista esercita una separazione, un dissecamento della propria anima cha giammai potrà ricongiungersi al grande insieme della vita personale. Ecco perché l’opera finale rappresenta spesso un silenzio tra due pensieri, una sospensione cosciente del proprio essere che rimane impressa per sempre su di una superficie, sulla dura scorza di un oggetto senza poter tornare indietro.

L’opera come organismo vivente, come senso finito di tutte le cose, come frutto dell’intelletto o semplicemente come oggetto inanimato che l’artista sceglie di plasmare, la scelta della creazione e della genesi dell’opera equivale alla scelta della separazione, la scelta della solitudine. Questa condizione di eretico (dal greco αἵρεσις, haìresis derivato a sua volta dal verbo αἱρέω (hairèō, afferrare, prendere ma anche scegliere) rappresenta il fondamento del percorso intrapreso da Alessandro Bulgini che ha deciso di riassumere i suoi appunti di viaggio in un unico grande evento che si terrà a Torino presso Fabbricanti d’Immagine, il prossimo giovedì 2 febbraio (fino al 18 febbraio). “Ho provato, nonostante le circostanze, a fare qualcosa di più rispetto a quello che naturalmente mi è stato imposto. Non sempre ci sono riuscito, anzi raramente, ma almeno ribadisco, ci ho sempre provato…Ne nasce una mostra con delle cose esposte di diverso valore, da opere complete che hanno caratterizzato passaggi per me importanti nella discussione dell’Arte, all’esposizione di appunti ed abbozzi, di idee non sviluppate interamente”.

In queste parole che accompagnano il comunicato stampa ufficiale, Alessandro Bulgini dona corpo ai suoi intenti, sia artistici che personali ed il suo impegno si concretizza in opere di rara densità poetica e concettuale. La mostra Appunti di un eretico quindi dona al pubblico la rara opportunità di riscoprire drammaticità, spontaneità e visione, caratteristiche che da troppo tempo latitano nel nostro dorato mondo dell’arte contemporanea.

 

 

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