Motelsalieri di Roma ospiterà dal 19 al 23 febbraio la prima mostra al mondo di Jandek. L’artista texano, conosciuto finora come originale musicista, espone 7 opere fotografiche che testimoniano quanto complesso e profondo sia il suo progetto poetico. Jandek, sara’ presente il giorno dell’inaugurazione e si esibira’ in un concerto acustico con chitarra e voce per un pubblico ristretto.

Jandek: si è dubitato persino della sua esistenza. Di lui si conosceva un recapito, una casella postale registrata con il nome Corwood Industries e una lunga serie di album in vinile di cui è unico responsabile; musiche, testi e immagini, interprete vocale e musicista. Questi dischi si possono ordinare scrivendo a quel fermo posta e la Corwood Industries si occupa di spedirteli a casa, i costi di invio sono a loro carico. Ma la cosa più fuori dal comune accade quando si riceve il pacco: la musica contenuta e le immagini delle copertine sono così straordinarie da lasciarti sbigottito: Jandek è nel mezzo di un viaggio unico e ci manda questi dischi che sono come cartoline postali. Lui velocissimo e concentratissimo, viaggia dentro di sé con un bagaglio minimo: se stesso, mente e carne. Prima di partire ha salutato tutti, persone e cose e, emozionato, ne ha sintetizzato il ricordo. La sua memoria è carica dello struggimento per ciò che ha lasciato, ne conserva la meraviglia, il tuffo al cuore, l’intima verità. Addio alla materia delle cose, al peso, addio alla superficialità, alla decorazione. Isolato con i suoi sentimenti ricostruisce le suggestioni che ha lasciato. Scarnifica il corpo poetico fino a raggiungerne l’osso e poi il midollo. Sottrarre tutto, togliere, sacrificare nel nome della purezza espressiva alla ricerca dell’arte.

Le canzoni come le sue fotografie sono svuotate di tutto, armonia, melodia, tecnica, vuote tranne che della propria visione, che, libera da ogni zavorra, è pronta a risplendere. Nella sua personale ricostruzione delle emozioni del mondo di cui ha avuto esperienza, Jandek ha inventato un alfabeto di cui si serve per riprodurre giusto l’essenza, l’anima del nostro linguaggio. E quando canta è la voce di un alieno con le idee chiare: la nostalgia per qualcosa che si comprende solo una volta abbandonato; la voglia di evocarlo perché dentro di sé la cosa è più vera quando raccontata di quando è vissuta. Le fotografie che ci ha fatto conoscere sono dei documenti della sua vita passata. Sovente sono angoli di casa, del suo giardino, ritratti di lui adolescente rinvenuti negli album di famiglia, o autoscatti frutto di qualche curiosità giovanile:  guardarsi dal di fuori, come il mondo mi può vedere, percepire. In seguito compaiono degli strumenti musicali, tra tende rosa o piccole scrivanie, abbacinati dal sole. Ne consegue che il soggetto è sempre lui medesimo, i suoi oggetti e i luoghi che ha abitato, fosse anche solo per poche ore. O c’è la sua immagine o c’è quello che per puro caso ha di fronte a sé nel momento in cui impugna la macchina fotografica, la prende dallo scaffale o la estrae dalla borsa e scatta. Non compaiono mai altri esseri umani, tavolta dei simulacri: manichini.

Nel 2004 Jandek, inaspettatamente, tiene un concerto a Glasgow. E si mostra in pubblico. Dal 1978 fino ad allora non si era mai fatto riconoscere. Ma chi osserva attentamente il corso cronologico delle sue fotografie poteva aspettarsi questa comparsa. A cominciare da circa 2 anni prima del concerto scozzese, di tanto in tanto, sulle copertine pubblica fotografie di paesaggi estranei alla sua interiorità, scorci di vicoli, vetrine di negozi, lui che cammina per Londra. Si poteva forse intuire da questi segnali che Jandek era ritornato dalla sua esplorazione interiore e ci stava portando qualche cosa di compiuto, qualche cosa di definitivo. E ha intenzione di mostrarcelo di persona. Questa è la prima mostra al mondo di Jandek, la prima di sempre. E ha deciso di esporre 7 fotografie originali, che hanno illustrato altrettanti album. Lui le ha scelte e le ha fatte stampare a Houston, Texas, ne ha deciso il formato e la carta. Ne ha curato la realizzazione e le ha spedite a Motelsalieri. Dove ha pensato di suonare accanto alle sue opere sommando, senza matematica, poesia a poesia. Ecco Jandek.

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