La terra vista dal mare

di Micol Di Veroli Commenta

Little Constellation è un progetto ed una rete internazionale per l’arte contemporanea, che concentra la sua ricerca sulla sensibilità simbolica della dimensione geografica. Evidenziando il diverso rapporto possibile geo-culturale, tra centri e periferie, attraverso un piano di conoscenza portato alle estreme conseguenze di opposizione e di resistenza tra i concetti di vicinanza e lontananza, a partire dal 4 febbraio, presso il Museo di Villa Croce di Genova, sarà presentata la mostra La Terra vista dal mare.

Little Constellation svolge attività di ricerca dedicate al tema complesso dell’isolamento, che trova la sua definizione nella dimensione dell’isola (sia geograficamente, ma naturalmente anche linguisticamente). L’isolamento e la rete di relazioni intrecciate sono così come un territorio di un unico fronte. Viviamo intorno a un mare come rane attorno ad uno stagno, ha dichiarato Socrates. Questo mette in evidenza il fatto che i popoli dell’antichità dovevano la loro prosperità e relazioni, con il grande mare (quasi racchiuso come uno stagno) che è il Mediterraneo. E’ questo dualismo tra distanza e vicinanza su cui il progetto di ricerca si propone di concentrarsi.
Questa ricerca si concentra dunque sul Mediterraneo, partendo da aree particolarmente sensibili, come il Montenegro, Malta, San Marino, Cipro, Gibilterra, Ceuta, e anche altre aree con le quali è possibile fare confronti culturali e geografici, come l’Islanda, il Lussemburgo, Andorra e Liechtenstein. In particolare, le molteplici identità del Mediterraneo saranno esaminate attraverso tre casi di studio nucleare e seminale, rispetto alle diverse culture incontrate in questo piccolo bacino.

Queste tre aree sono: – Cipro e le sue relazioni con le culture orientali (turco, arabo e indiano) – Malta come un ponte tra il bacino del Nord Africa e l’Europa continentale – Gibilterra (e Ceuta) e le relazioni con l’Atlantico e le culture di lingua inglese. Visto in questa prospettiva, queste tre diverse aree possono diventare mezzi utili per una più ampia riflessione antropologica, culturale e sociale sul Mediterraneo, che Fernand Braudel descrisse come un incontro costante tra passato e presente. La storia non è altro che una serie continua di domande per il passato in nome dei problemi e delle curiosità – così come le preoccupazioni e le ansie – del presente che circonda e ci affligge. Più di ogni altro universo umano del Mediterraneo ne è la prova, senza fine in sé narrante e vivono. Essere è una condizione per esistere.

La mostra La Terra vista dal Mare – The Land seen from the Sea, in linea di continuità con la mostra tenuta presso la Fabbrica del Vapore di Milano nel 2010 documenterà da una parte la ricerca artistica contemporanea, attraverso opere, performance e installazioni di artisti provenienti da 13 aree geo-culturali e piccoli Stati, che sono campo d’indagine del progetto: Andorra, Cipro, Islanda, Liechtenstein, Lussemburgo, Malta, Monaco, Montenegro, San Marino, Canton Ticino (CH), Ceuta (E), Gibilterra (UK), Kaliningrad (Rus); dall’altra presenterà il risultato dei workshop tenutisi nel corso del 2011, ospitati presso la Biblioteca Archivio di Little Constellation a San Marino; il MUDAM Luxembourg (Museo Nazionale d’Arte Moderna del Gran Ducato del Lussemburgo) e presso Casino Luxembourg – Forum d’arte Contemporanea del Lussemburgo; la Galleria Nazionale d’Islanda e il NYLO Living Art Museum, Reykjavik; e al Brown Project Space, Milano, in collaborazione con Malta Contemporary Art.

Le diverse opere presenti a Villa Croce, trenta di preciso, riflettono su queste tematiche, presentando ipotesi di ricerca molto differenti tra loro, sebbene tutte complementari: dall’installazione sonora dell’artista originaria di Gibilterra Nina Danino, che creerà un ponte radio tra le colonne d’Ercole e Genova, ai complessi progetti video, dedicati all’identità culturale dei propri territori, dell’artista cipriota Haris Epaminonda e l’artista e curatore maltese Mark Mangion.

Una parte della mostra sarà invece dedicata alla controversa questione dello “stereotipo” misura culturale e comunicativa in cui un Piccolo Stato spesso è rinchiuso. In merito si ricordano i progetti installativi di Justine Blau (L) e i video di Oppy de Bernardo (CH) e Paradise Consumer Group (AND). Una terza sezione, su cui focalizzare l’attenzione soprattutto in occasione dell’apertura della mostra, è quella dedicata alle azioni performative, che si terranno appunto il 4 febbraio a partire dalle 18.30, grazie ai progetti di Martina Conti (RSM) (F) e Ingibjörg Magnadóttir (IS).

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