Giulio Iacchetti – Cruciale

di Micol Di Veroli Commenta

Dal 29 febbraio al 28 marzo 2012 il designer Giulio Iacchetti presenta a Roma, nello straordinario spazio della Chiesa di Santo Stefano Rotondo, il suo progetto “Cruciale”. Una delle rare chiese romane a pianta centrale diviene così luogo di un’inedita contaminazione tra sacro e profano, tra arte, architettura e design in un dialogo serrato di eccezionale potenza che ha come soggetto la figura simbolica della croce.
Il progetto – qui in un’edizione ampliata rispetto alla prima edizione milanese tenutasi al Museo Diocesano nell’aprile-giugno 2011 – nasce dalla considerazione che il design contemporaneo non riguarda più solo la mera cultura materiale, ma si rivolge alla produzione di oggetti che rispondono anche a funzioni legate alla sfera emotiva, sentimentale e spirituale. Siamo abituati a distinguere tra design, destinatario del progetto d’uso, e arte, ambito delle riflessioni più profonde e interiori. Ma cosa accade quando è l’oggetto d’uso quotidiano a caricarsi di tali valenze? A questo interrogativo sembra aver voluto trovare risposta l’autore utilizzando la croce come reagente del nostro vivere quotidiano, scoprendola laddove sembra una presenza casuale, ma che in realtà non lascia nessuno di noi indifferente. Il segno della croce è un archetipo che possiede la forza di una funzione ‘altra’ rispetto alla sola praticità d’uso, è un simbolo che si trova in culture lontane nello spazio e nel tempo per arrivare sino ad oggi. Questa ricerca si esplicita in una mostra di 20 croci + 1 (quella specificamente dedicata a Roma), a volte progettate, altre volte ritrovate, disvelate, messe in evidenza in semplici oggetti d’uso quotidiano: da una chiave a un mattone, da una pista elettrica per macchinine a un materasso.
Un nucleo di oggetti che nell’edizione romana della mostra si arricchisce di una grande croce realizzata in coppi di terracotta, omaggio alla città che più di ogni altra ha dedicato al simbolismo della croce parte del suo patrimonio artistico. L’esposizione è realizzata grazie al sostegno della Fondazione VOLUME! e di Ceramica Globo. Si ringraziano il Collegio Germanico Ungarico di Roma e le Edizioni Corraini.

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