I Kraftwerk al MoMa con una mostra-concerto

di Micol Di Veroli Commenta

Il loro nome in italiano suonerebbe più o meno come “centrale elettrica”, il loro suond non si discosta molto da questo incipit. Parliamo ovviamente dei Kraftwerk, storica band di musica elettronica formatasi a Dusseldorf nel 1970 per volere di  Ralf Hütter e Florian Schneider.

Merito dei Kraftwerk è senz’altro quello di aver esteso le sonorità electropop al grande pubblico ed anche se le loro indagini sonore sono lontane dagli sperimentalismi avantgarde di gente come Edgar Varèse, è innegabile che Hütter e Schneider hanno lasciato il segno nella storia della musica internazionale. Basti pensare alle cifre record di The Man-Machine l’album uscito nel 1978 che grazie a singles come The Robots e The Model scalò i vertici delle hit parade di mezzo mondo e piazzò dentro ogni casa la celebre copertina in rosso, ispirata allo stile grafico degli avanguardisti russi (in particolare ad El Lissitzky). Ebbene oggi tutti i fan dei Kraftwerk avranno il loro appuntamento da ricordare, perché il MoMa di New York ha deciso di dedicare alla band una grande retrospettiva intitolata Kraftwerk – Retrospective 1 2 3 4 5 6 7 8, evento senza precedenti che si aprirà il prossimo 10 aprile e rimarrà in visione fino al 17 dello stesso mese.

Oltre ad oggetti ed altri ricordi, il MoMa ha deciso di mettere in mostra la band, vale a dire che i Kraftwerk si esibiranno in 5 live performance in 5 giorni consecutivi, rimettendo in pista i loro album Autobahn (1974), Radio-Activity (1975), Trans-Europe Express (1977), The Man-Machine (1978), Computer World (1981), Techno Pop (1986), The Mix (1991), e Tour de France (2003). Ovviamente i biglietti per assistere a questo evento epocale sono subito andati a ruba e c’è già chi ha tentato di rimetterli in vendita su Ebay e Craigslist alla modica cifra di 1000 dollari. Va però detto che i biglietti sono nominativi e solo falsificando la propria identità è possibile accedere alla performance con un biglietto acquistato al “mercato nero”. Insomma, parliamo di vera e propria fantascienza, roba da Kraftwerk.

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