Gli anarchici fermano il BMW Guggenheim Lab

di Micol Di Veroli Commenta

Qualche tempo fa il museo Guggenheim di New York ed il prestigioso brand automobilistico tedesco BMW hanno deciso di collaborare ad un’interessante joint venture. Dalla proficua collaborazione è nato il Bmw Guggenheim Lab, una struttura mobile itinerante a metà fra il luogo di incontro tra designer, creativi e lo spazio pubblico.  L’idea è quella di creare un vero e proprio laboratorio interdisciplinare con teams di talenti emergenti  nel campo dell’urbanismo, dell’architettura, dell’arte, del design, della scienza, della tecnologia e della sostenibilità, il tutto per migliorare la vita urbana contemporanea.

Un progetto ambizioso che in 6 anni si è riproposto di migrare in ben 9 città del globo con 3 diverse strutture mobili.  Per ogni tappa sono stati studiati eventi specifici e programmi educativi correlati al tema di ciascun ciclo: workshop, discussioni pubbliche, performance e incontri.  Il BMW Guggenheim lab è stato lanciato a New York dove è rimasto ospite dal 3 agosto al 16 ottobre 2011. In seguito la grande struttura ,disegnata dallo studio internazionale Atelier Bow-Wow, avrebbe dovuto far tappa a Berlino (dal  24 maggio al 29 luglio 2012) ma qualcosa è andato storto.  Secondo il magazine Business Week, la tappa berlinese del Lab è stata definitivamente cancellata a causa delle ripetute minacce terroristiche da parte di un fronte anarchico insurrezionalista: “attivisti anarchici hanno usato internet per arruolare riottosi e manifestanti. Il tutto per attaccare il progetto BMW una volta installato. La polizia e le autorità locali hanno in seguito consigliato di evitare questo rischio elevato e la data di Berlino è stata temporaneamente cancellata”.

I famigerati anarchici fanno parte di un gruppo chiamato BWMlabverhimndern, che in italiano suonerebbe come Fermiamo il BMW Lab. Gli attivisti hanno pubblicato sul loro sito le ragioni della protesta tra cui svettano le collaborazioni dell’azienda tedesca con il regime nazista, il pericolo del rialzo degli affitti e del costo delle abitazioni nella zona che dovrebbe (o avrebbe dovuto ospitare) il LAB e la chiusura di molte aree urbane destinate al pubblico.  Insomma, qualche motivazione seria c’è. Del resto sconvolgere un ambiente cittadino con un Hub modaiolo e radical chic non è sempre una buona soluzione per rivoluzionare la vita urbana contemporanea.

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