10 ragazze per Freud

di Micol Di Veroli Commenta

Lunedì 26 marzo 2012 alle ore 19 s’inaugura al Teatro Palladium di Roma, “10 ragazze per Freud”, group show nato da un’idea di Lori Adragna per NUfactory con l’assistenza di Antonella Di Lullo. In mostra le opere di: Arianna Carossa, Laura Cionci, Francesca Fini, Silvia Giambrone, Jessica Iapino, Maria Carmela Milano, Chiara Scarfò, Alice Schivardi, Vania Elettra Tam e Fernanda Veron.

Le dieci artiste, tutte di talento e di acuta sensibilità, hanno qualcosa da dire a quel Sigmund Freud che secondo certa letteratura non fu mai in grado di comprendere le donne, tanto da definirle “il continente oscuro”. Utilizzando l’arte come espressione creativa recondita dell’Io e con una buona dose d’ironia, le artiste mettono a nudo pulsioni, tendenze, desideri, sogni scaturiti dalla propria coscienza e occultati nell’inconscio.

Chi è Freud nell’immaginario collettivo? Il padre della psicanalisi che ha ispirato i movimenti femministi oppure il “reazionario misogino e fallocrate” come lo definisce il filosofo Michel Onfray? Radicalmente opposto alla liberazione dei costumi, lo psicanalista sosteneva l’inferiorità morale del “sesso debole” in ragione del peculiare sviluppo ontogenetico e filogenetico e vedeva l’omosessuale come figura imperfetta, che non ha compiuto il “normale” percorso della libido. Senza intenzione di scalfire la portata delle geniali intuizioni freudiane sui meccanismi dell’inconscio, ci s’interroga su quanto la psicanalisi – inventata da un uomo sulla e per la cura di donne- non abbia cavalcato l’onda maschilista e patriarcale della patologizzazione del femminino. Simile atteggiamento, ancora radicato nel senso comune di uomini (ma anche di donne), diviene troppo spesso alibi di una cultura contemporanea che propone alle giovani generazioni modelli femminili negativi e stereotipati, lontani dall’idea di valorizzazione di sé e del mantenimento dell’autostima, quando non basati sulla pretta mercificazione del proprio corpo.

Le dieci artiste provano a rispondere alla famosa domanda di Freud: cosa vogliono le donne? Presentano una serie di opere eterogenee (dalla pittura all’installazione, al video, passando per la performance e la fotografia) in gran parte inedite, realizzate per questo progetto e alcuni testi autografi che, affiancati dall’interpretazione della psicologa Nicoletta Zanoletti, sono raccolti in un catalogo/taccuino dell’analista. Questo progetto, infatti, ipotizzato come una “stanza analitica” che protegge e favorisce il rapporto co-creativo artista/psicologa, ha reso possibile registrare emozioni trasfigurandole in immagini/parole e da queste, riverberare nuove emozioni fruibili da chiunque. Inteso come un laboratorio, 10 ragazze per Freud accoglie lo scambio e l’interazione tra soggetti diversi di cui l’evento al Palladium rappresenta il risultato comunicativo.

La sera dell’inaugurazione avrà luogo la live performance di Francesca Fini: CRY ME (2009). L’artista, con un display che trasmette la sua stessa immagine, manipolata in una grafica pop dalle tinte acide, mette in scena un dialogo con il suo doppio, un gioco perverso che rivela il suo inferno interiore.

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