Alla Galleria Continua di San Gimignano

di Micol Di Veroli Commenta

Antony Gormley
Vessel

Galleria Continua è lieta di presentare per la prima volta nei suoi spazi espostivi di San Gimignano l’opera di uno dei più grandi scultori inglesi contemporanei, Antony Gormley. Dopo la mostra realizzata dall’artista nel 2009 a GALLERIA CONTINUA / Beijing e la personale in corso a GALLERIA CONTINUA / Le Moulin, Antony Gormley si presenta al pubblico italiano con il progetto espositivo dal titolo “VESSEL” che include una grande nuova opera appositamente concepita per l’ex cinema-teatro di San Gimignano.

Questa mostra va ad arricchire il nutrito calendario di eventi speciali in Italia e nel mondo: tra aprile 2012 e gennaio 2013 l’opera di Antony Gormley sarà ospitata a Firenze nell’ambito di una collettiva alla Galleria dell’Accademia e in alcune personali in Germania al Deichtorhallen Hamburg GmbH di Amburgo e in Brasile presso il Centro Cultural Banco do Brasil a San Paolo, Rio de Janeiro e a Brasília.

Con le sue esplorazioni del corpo, dello spazio e del tempo, Gormley, sottoponendo a una continua indagine l’ambiente, la forma e le emozioni, non manca di metterne in evidenza le discordanze. Interrogando il corpo mediante l’architettura, facendone un modello di organizzazione spaziale soggetto alla forza gravitazionale, l’esposizione “VESSEL” articola le tensioni e le convergenze esistenti tra l’animale uomo e il suo habitat.

In una sequenza di dodici nuove opere costituite da blocchi di ferro massiccio, Gormley mette a frutto la purezza formale dell’astrattismo per evocare e provocare stati d’animo. Queste opere ricorrono a un linguaggio dell’accumulo, del cuneo, dello sbalzo e della massa affine a quello di Richard Serra nel tentativo di oggettivare l’esperienza dell’incarnazione e di produrre un senso somatico di contenimento o di condizionamento insito nell’uomo urbano.

Rendendo labile il confine tra contenuto e contesto, le dodici possenti fusioni in metallo trovano il loro contrappunto di una nuova BREATHING ROOM. Situata nello spazio Torre della galleria, quest’opera, formata dall’intersezione di sette cornici spaziali luminose di eguale volume, incoraggia l’introspezione dello spettatore all’interno di una matrice luminosa. In quanto camera adibita alla concentrazione, l’opera suscita un’evocazione astratta e temporale del secondo corpo: quello dell’architettura.La mostra ospita altre opere fondamentali: BASE formata da una solida lastra di cemento quadrata che racchiude l’impressione vuota di un corpo assente identificabile grazie alle impronte lasciate dalle piante dei piedi, dai palmi delle mani e dalla testa e due versioni di EDGE, installate perpendicolarmente al muro, per una tangibile destabilizzazione dell’architettura.
Il fulcro dell’esposizione è rappresentato da un’opera di vaste dimensioni intitolata VESSEL che si pone anche come trait de liaison tra il progetto espositivo di San Gimignano e il progetto realizzato da Antony Gormley per la sede francese di Galleria Continua. A Le Moulin l’indagine sulle diverse variabili nel rapporto fra corpo umano e spazio abitativo si declina in SPACE STATION, una scultura di ventitré tonnellate, alla quale è possibile accedere tramite un piccolo passaggio posto a lato dell’opera.

VESSEL, composta da trentanove parallelepipedi di acciaio sovrapposti, sovverte il tropo rinascimentale della città a forma d’uomo: infatti rappresenta un uomo a forma di città. Questo anti- monumento supino, che ad un primo sguardo potrebbe ricordare un’eccentrica composizione di Donald Judd, in questa occasione non manca di suscitare grandi interrogativi sul ruolo sociale e ispiratore della scultura e sul suo potenziale in quanto veicolo di un’esperienza corporea immediata. Quattro nuove opere fanno ricorso al principio della matrice-bolla per esplorare il modo in cui le bolle, tra le forme più sfuggenti, si uniscono in una sorta di nuvola. Mutuato dalla struttura della materia e applicato al corpo, questo linguaggio getta una nuova luce sulla sua natura caduca. Questa serie culmina in SUM, agglomerato espanso di forme solide, poliedriche, disposto direttamente sul pavimento.

Nel giardino della galleria Antony Gormley installa un doppio lavoro scultoreo in marmo. L’opera testa l’evoluzione dell’arte al tempo della riproduzione meccanica, trasformando ossa, pelle e muscoli in una lavorazione dal cristallino rigore geometrico non dissimile dalla struttura del marmo stesso. Come nell’opera 2 X 2 presentata nel 2010 alla Biennale di Carrara, Gormley crea l’immagine di un corpo che si ispira alla grande tradizione artistica del nudo e contemporaneamente riflette le nostre nuove conoscenze delle proprietà sub-ottiche della materia. Rifacendosi a progetti passati quali FAI SPAZIO, PRENDI POSTO (MAKING SPACE, TAKING PLACE), del 2004, la mostra si estende al di fuori della galleria, nelle strade e nelle piazze di San Gimignano, mediante l’esposizione di sei calchi identici del corpo dell’artista. Questa installazione, realizzata in collaborazione e con il patrocinio del Comune di San Gimignano, tematizza lo slittamento del ruolo sociale della scultura da memoriale celebrativo dell’eroismo a oggetto di riflessione che stimola l’osservatore a prendere coscienza della propria posizione nello spazio e nel tempo. Questa installazione in particolare e l’esposizione nel suo complesso, ci rivelano un artista teso a riconciliare lo spazio soggettivo dell’individuo con il concetto dell’universo in continua espansione, interrogandosi su come il progetto umano rientri in questo ordine di cose.

 

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