A Roma l’Home gallery è di Casa..Con Vista!

di Maila Buglioni Commenta

Con Casa con vista Roma si allinea alla tendenza berlinese dell’home gallery ovvero la messa a disposizione da parte di privati del loro spazio domestico, convertito per l’occasione in una location artistica temporanea. L’evento, alla sua prima edizione, si propone il fine di suggerire una fruizione non tradizionale dell’opera d’arte, al di fuori dei classici contenitori espositivi istituzionali.

L’innovativa formula, curata da Daniela Cotimbo, è stata arricchita, rispetto alla proposta tedesca, dislocando la manifestazione in quindici abitazioni site presso l’intero quartiere di Trastevere. Nelle giornate di sabato 12 e domenica 13 Maggio un pubblico variegato ha partecipato alla brillante iniziativa munito di una mappa in cui erano era scandito il percorso da Via Filippo Casini a Via delle Mantellate. I fruitori, accolti e rifocillati dai proprietari di storiche dimore abilmente ristrutturate e dotate di viste panoramiche mozzafiato, hanno gradito il sincero e confidenziale rapporto instauratosi con gli artisti coinvolti. Creativi di vari ambiti generazionali, operativi e locali hanno interagito relazionandosi con l’appartamento, studiando allestimenti ad hoc o presentando opere già esposte, tuttavia, in sintonia con le peculiarità dell’ambiente.

Alle inserzioni pittoriche di Peter Flaccus, Jonathan Hynd, Georgina Splengler e Edith Urban si sono alternate le installazioni di Heather Allen, Daniela Monaci, Elena Arzuffi. I video di Daniela Perego, nati da contesti performativi, creano un forte legame con il vissuto quotidiano, risultando in perfetta armonia con lo scopo del progetto. Piero Mottola, attraverso suoni e colori, ha suggerito e valorizzato le sconvolgenti sensazioni che ci investono durante la vita di ogni giorno. Con i suoi pattern pittorici Giuseppe Salvatori ha rievocato tendaggi, tappezzerie e altri elementi casalinghi che caratterizzano il gusto di chi risiede nel loft. Mauro Vitturini ha proposto, per l’alloggio che affaccia sul carcere Regina Coeli, un intervento acustico-visivo site-specific incentrandosi sul contrasto tra libertà-prigionia e tra presenza-assenza. Rintocchi inquietanti, diffusi in tutto l’edificio, scandiscono il numero dei suicidi avvenuti nelle celle dal 2000 a oggi. Parole chiave riferite al tragico tema, scritte sulle pareti e tra i gradini della scalinata dell’androne (surveiller, pardonner, démocratie, punir..), accompagnano il percorso dell’osservatore verso il cuore dell’installazione. Diego Mirabella attraverso cinque scatti fotografici ha illuminato e reso visibili, quei dettagli domestici che quotidianamente ci sfuggono. L’artista diventa il mentore che aiuta l’inquilino a migliorare la conoscenza di spazi noti solo superficialmente.

Carolyn Angus s’ispira a memorie lontane, contenute nei residui rilasciati dal Tevere sulle sue sponde nel corso dei secoli: rami, fotografie, nastri e nodi. Il colore bianco degli elementi, sinonimo di purezza e della nuova vita a cui tali oggetti vanno incontro, contrasta con il legno scuro del piano d’appoggio. La registrazione audio del rumore del corso d’acqua romano s’irradia in tutta la stanza, contestualizzando l’opera. Francesco Impellizzeri ha arrangiato e cantato la canzone romanesca ‘Le Mantellate’, immaginata provenire da una cella del carcere femminile dell’antico convento ospitato nella via trasteverina. La melodia, riattualizzata, è un grido di ribellione contro le costrizioni inflitte dalla società odierna. Riallacciandosi a stampe originali di Piranesi, conservate nella casa, realizza un falso in cui l’icona del palazzo di Montecitorio è contrapposta al convento descritto nel componimento canoro. Inoltre, sulle lastre in vetro del tavolo da pranzo è inciso un criptico testo leggibile solo attraverso la sua proiezione luminosa sul soffitto: Suoni che sottolineano voci e soprusi paralleli.

Il mutamento del clima terrestre e le conseguenti catastrofi ambientali hanno stimolato Anita Calà. All’ultimo piano di un palazzo, un’irruenta esplosione della natura umana invade ogni angolo dell’abitazione. Il latte, simbolo di maternità, esce senza sosta dai seni di una giovane donna incapace di contrastare tale fuoriuscita. Unica possibilità di contenere l’inondazione è immettere il liquido in contenitori di fortuna.

In attesa di una seconda edizione di tale evento, occorre sottolineare il successo dell’esperimento sia per l’inaspettata affluenza di partecipanti, sia per la produzione di una proficua interazione tra luogo privato ed estro creativo.

 

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