Lettera aperta a Jas Gawronski

di Micol Di Veroli Commenta

Lettera aperta a Jas Gawronski, Presidente della Quadriennale di Roma,
e per conoscenza al Ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi.

Egregio Presidente della Quadriennale di Roma,

Le scriviamo dopo aver atteso invano un Suo cenno di risposta alla nostra del 31 maggio scorso. Per la verità non è che ci aspettassimo davvero una Sua replica. Chi vive in Italia sa bene che le istituzioni non amano quasi mai dare conto del proprio operato ai cittadini, pur essendo proprio quest’ultimi la ragione stessa della loro esistenza. Il Suo silenzio ha però il pregio di darci l’occasione di scriverLe nuovamente. E questa volta cercheremo di spiegare con chiarezza ciò che pensiamo in merito al fatto che Lei non farà, o non sarà in grado di fare, la XVI Quadriennale.

Innanzitutto due precisazioni.

Primo, non è nostra intenzione difendere la Quadriennale così com’è stata realizzata fino a ieri. Quel modo di concepire le mostre è infatti quanto di più distante dalle ricerche curatoriali e artistiche praticate nel nostro paese e nel mondo. Pensare una mostra come una lista di artisti redatta da quattro, cinque curatori, o come da Lei immaginato, da tre artisti di chiara fama, non permette al pubblico italiano e a quello internazionale di capire quale sia il reale stato dell’arte italiana. E tantomeno è di qualche aiuto per gli artisti italiani. Presentare l’arte del nostro paese come un elenco di nomi, più o meno di qualità, senza che tutto ciò sia motivato da idee, ragionamenti e metodologie conseguenti, non produce alcun effetto positivo. Almeno così, con grande evidenza, è stato fino ad oggi.
Cosa c’è tra l’altro di diverso da quello che fanno in questo senso continuamente riviste e pubblicazioni assimilabili?
Quale sarebbe, dunque, la specificità della Quadriennale?

Secondo, la nostra provocazione voleva essere, com’è stata, un modo per non far passare in sordina la Sua decisione.
Ci interessava attirare l’attenzione sul fatto che Lei, essendo il Presidente della Quadriennale, ha il compito di fare la Quadriennale. Se questo compito Le è impedito, o non è in grado di realizzarlo, Le rimane solo una cosa da fare: dare le dimissioni. Come Lei certo saprà, il Ministro Lorenzo Ornaghi ha rilasciato dichiarazioni molto chiare sull’argomento. Nella lettera al Corriere della Sera del 31 maggio 2012, il ministro dice: “Mai è stato formalmente presentato agli uffici del Ministero un progetto per la Quadriennale del 2013. D’altro canto, un contributo decisivo da parte di Arcus è certamente una legittima aspettativa, che però, per realizzarsi, ha bisogno che si partecipi ad un bando, che lo si vinca e che – prima ancora – il bando sia emanabile perché vi sono le risorse necessarie.”

Le domande che allora sorgono spontanee sono nell’ordine: Lei sapeva che non era stato emanato un bando da Arcus Spa? Conosce la situazione attuale di Arcus Spa? Perché non ha comunque presentato un progetto al Ministero? Quale strategia alternativa ha adottato per ovviare alla prevedibile mancanza di quelle risorse? La Sua dichiarazione: “La Quadriennale d’Arte di Roma, prevista per il prossimo ottobre, non si farà. Non abbiamo i soldi per realizzarla. […] Servivano a stare strettissimi due milioni.”, ha rappresentato in definitiva un’offesa per tutti quelli che in questi anni – e parliamo di artisti, curatori, critici, galleristi e operatori vari – ogni giorno lavorano producendo opere, mostre, cataloghi, riviste, libri e quant’altro, facendo conto su risorse ridicole. Tutti siamo consapevoli del momento di grande difficoltà economica del paese. Tutti, o buona parte di noi, ne ha conoscenza diretta. Proprio per questo appare ancora più intollerabile la Sua dichiarazione di fallimento.

Ora, tanto per essere chiari, quel “noi” che può fare la Quadriennale, è un “noi” molto più ampio e collettivo di noi che firmiamo questa lettera e di quello che Lei immagina. Quindi, con tutto il rispetto, insistiamo: La Quadriennale la facciamo “noi”, con molto molto molto meno denaro e con idee e metodologie diverse da quelle praticate fino ad oggi. Ma a questo punto, dopo che Lei avrà rassegnato le Sue dimissioni.

Cordialmente

Cecilia Casorati, Raffaele Gavarro, Claudio Libero Pisano

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