Chiara Dynys allo Spazioborgogno di Milano

di Micol Di Veroli Commenta

Guardati è il nuovo progetto espositivo di Chiara Dynys che inaugura mercoledì 27 giugno 2012 alle ore 18.30 presso lo Spazioborgogno di Milano.

Concepito dall’artista appositamente per lo spazio postindustriale di Ripa di Porta Ticinese 113, il progetto rappresenta un ulteriore sviluppo della ricerca artistica di Chiara Dynys incentrata sul processo conoscitivo e le relazioni fra l’opera, l’ambiente espositivo e il suo pubblico. L’esposizione si compone di due parti distinte, una anticipata quest’anno con una mostra alla Galerie Hollenbach di Stoccarda e una completamente inedita.
Look at you-Guardati
Una lunga parete accoglie “scatole” visive trasparenti disposte in ordine sparso e articolate in una sorta di grande quadreria; ciascuna “scatola” riproduce a sua volta un microambiente espositivo che invita il visitatore a osservare ciò che contiene e lo induce piuttosto a guardare la propria immagine riflessa sul fondo specchiante. Ogni piccolo riquadro di colore sul fondo è il riflesso di un piccolo specchio posto davanti a lui, dalla parte del visitatore che si ritrova così catturato nel gioco di sdoppiamento delle immagini mentre smarrisce la definizione della propria dietro a questi elementi di disturbo. All’atto di guardare si sostituisce la volontà di specchiarsi, interrotta continuamente dal riflettersi del colore. L’invito a guardarsi, che da il titolo all’opera e all’intera mostra, diventa allora una sollecitazione a prendere coscienza dell’inevitabile incompletezza della visione.

Nulla cade nel vuoto / Nulla nel vuoto
Due trittici a sportelli richiudibili, di vaga ascendenza religiosa, contengono superfici specchianti nere sulle quali sono incisi due motti apparentemente in contraddizione fra loro. L’impossibilità affermativa del primo enunciato (Nulla cade nel vuoto) sembra opporsi alla totale negazione della sua contrazione (Nulla nel vuoto). In realtà costituiscono entrambi la rivelazione della presenza dell’osservatore che si riflette nell’opera così come dell’ambiente che li contiene, a dispetto dell’abisso che astrattamente li separa. La doppia negazione dei termini proposti dall’artista risulta perciò, ontologicamente, una “riflessione” sull’opera stessa e sul significato che gli attribuisce chi la osserva. D’altra parte è l’opera a riempire di senso lo sguardo che la attraversa e di contenuto lo spazio che la ospita.

Chiara Dynys nasce a Mantova, vive e lavora a Milano. Nel corso della sua carriera ha esposto in numerosissime gallerie italiane e straniere e ha partecipato a importanti rassegne internazionali. Ricordiamo le XII e XVI Quadriennale di Roma nel 1996 e nel 2005, anno in cui partecipa alle mostre Scultura Italiana nel XX secolo alla Fondazione Pomodoro di Milano e Un secolo di Arte Italiana al MART di Rovereto. Ricordiamo le mostre personali alla Rotonda della Besana e al Palazzo Reale nel 2007 a Milano; al Museo Bilotti di Roma, allo ZKM di Karlsruhe e a Villa Litta Panza in Varese nel 2008; al CACT di Chiasso nel 2009; al CIAC di Foligno nel 2010, a Palazzo Zambeccari in Bologna ed all’Ambasciata d’Italia a Damasco nel 2011.

Tre sue installazioni sono attualmente visibili a Milano: Così lontano, così vicino al MuseoPecciMilano; la scultura Tecnica mista del 1989 al Museo del Novecento; la grande installazione South and South nella sede dell’Università Bocconi nel nuovo allestimento della Bocconi Art Gallery. Del suo lavoro hanno scritto tutti i più noti critici, Marco Meneguzzo, Paolo Fossati, Achille Bonito Oliva, Francesco Gallo, Giorgio Verzotti, Filiberto Menna, Marisa Vescovo, Tiziana Conti, Elena Pontiggia, Marco Senaldi, Martina Corgnati, Chiara Bertola, Alessandra Galletta, Angela Madesani, Alberto Fiz, Dieter Ronte, Ada Masoero, Guido Curto, Alessandro Riva, Mirella Gandini, Guido Molinari, Mario Codognato, Werner Meier, Annamaria Maggi, Giorgio Maraniello, Michela Moro, Ginevra Bria. La grande installazione Look at you (Guardati) realizzato nel 2011 viene qui presentato per la prima volta integralmente (20 elementi) con la collaborazione della Collezione VAF-Stiftung di Karlsruhe e del Museo Pecci Milano.

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