Albert Oehlen: dai dipinti Pop all’essenzialità dei ‘Drawings’

di Maila Buglioni Commenta

Fino al 27 luglio la Gagosian Gallery di Roma ospita la mostra ‘Drawings’ di Albert Oehlen, proseguimento dell’esposizione di dipinti dell’artista presentata a marzo presso la Gagosian Gallery New York di Madison Avenue. A due passi da Piazza di Spagna e da Via Veneto sorge l’imponente edificio ristrutturato nel 2008 per accogliere la nuova sede di una delle principali gallerie di arte contemporanee mondiali.

Le colonne in stile corinzio dell’entrata ricordano la facciata di un tempio greco, anticipando le ampie dimensioni dei suoi interni, dove i recenti disegni di grande formato (300x200cm) del tedesco sono dislocati nei tre ambienti in cui è suddiviso lo spazio. Nella sala ovale, un vasto openspace caratterizzato da un soffitto altissimo e da una serie di finestroni, che invitano l’occhio del fruitore ad osservare il palazzo adiacente, sono distribuiti su una parete bianchissima sei dei nove carboncini su carta presentati per l’occasione.

Albert Oehlen (1954, Krefeld, Germania – vive e lavora tra la Germania, la Svizzera e la Spagna), attualmente insegnante di pittura all’Accademia di Düsseldorf, ha studiato ad Amburgo con Sigmar Polke e ha lavorato a stretto contatto con Martin Kippenberger. Ha conseguito mostre personali presso il Stedelijk Museum di Amsterdam (1997), il Musée d’Art Moderne et Contemporain di Strasburgo (2002), il MOCA di Miami (2005), la Whitechapel Gallery di Londra (2006), il Musée d’Art Moderne de la Ville di Parigi (2009), il Räume für Kunst, Freiburg, Germania (2010) ed il Carré d’Art di Nîmes (2011). Nel 2004–05 il Musée Cantonal des Beaux-Arts di Losanna lo ha celebrato attraverso una retrospettiva.

La sua produzione si contraddistingue per l’eterogeneità di metodi pittorici. L’indifferenza a lavorare attraverso il collage, l’astrazione e la figurazione gli consente di trovare un unico dialogo tra gli stili. Utilizzando un processo compositivo che ricorda quello dei Surrealisti, passa spontaneamente da un procedimento all’altro per dar vita a opere inedite. Nel suo modo di operare ritroviamo molteplici riferimenti all’arte USA degli anni 50-60, dall’Espressionismo Astratto alla Pop Art.

Mentre i precedenti lavori sono imperniati sul colore e sulla ripresa di elementi indiscutibilmente Pop, i carboncini in questione se ne discostano per approdare ad un astrazione basata sull’essenzialità e sull’uso del monocromo. Segni neri danno origine a tratti apparentemente casuali ed imponderati, in realtà altamente meditati. Opere grafiche realizzate situando il supporto cartaceo in posizione orizzontale, riallacciandosi al dripping di Pollock ed ai painting combines di Rauschenberg. Tuttavia, in Albert Oehlen non è presente quell’esigenza di fuoriuscire dalla bidimensionalità del quadro per invadere lo spazio esterno. I nove Untitled, datati tra il 2010 e il 2012, denotano una ricerca caratterizzata da uno stile puro incentrato sulla gestualità, dove eleganti e sottili linee sono intervallate da volute sbavature o cancellature che imprimono vitalità e spessore all’intera composizione. In quanto mera rappresentazione dell’Ego interiore dell’artista, ogni ‘drawing’ è liberamente interpretabile dal fruitore, il quale, a seconda della propria sensibilità, potrà ravvisarne forme o sagome di vario genere riconducibili, attraverso l’immaginazione, alla realtà tridimensionale quotidiana.

 

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