Arte Latinoamericana al festival ART STAYS di Ptuj, Slovenia

di Micol Di Veroli Commenta

Il festival internazionale d’Arte Contemporanea ART STAYS di Ptuj, Slovenia, è uno dei più importanti Festival d’Arte Contemporanea di Europa, quest’anno al suo 10° anniversario, ed ospiterà artisti contemporanei di tutto il mondo. Il programma, che si terrà nell’ambito di Maribor 2012, Capitale Europea della Cultura, con la partecipazione di artisti di 32 paesi di cui 26 europei e 6 di altri paesi. Tra i progetti speciali, in programma, presentazioni delle accademie europee, spettacoli e performances.

Un gruppo di curatori, in collaborazione con alcune delle gallerie più importanti al mondo e altre organizzazioni, ha prodotto un festival che conferma il ruolo protagonista di ART STAYS sulla scena artistica europea. In questo contesto, il 2 agosto 2012 si inaugura la mostra “Latinoamerica, Arte tra identità e maschera”del curatore cileno Antonio Arévalo.Quattordici artisti di diversi paesi latinoamericani danno forma alla proposta di Arévalo: Felipe Aguila (Cile), Marlon de Azambuja (Brasile), Darío Escobar (Guatemala), Gianfranco Foschino (Cile), Regina José Galindo (Guatemala), María Rosa Jijón (Ecuador), David Pérez Karmadavis (Repubblica Dominicana) , Priscila Mongue (Costa Rica), Ronald Morán (El Salvador), Carlos Motta (Colombia), Iván Navarro (Chile), Ismael Randall Weeks (Perú), Enrique Zamudio (Cile).

Quest’anno, ART STAYS propone ogni giorno conferenze di Artisti e curatori, workshops che fanno parte dell’accademia estiva che si svolge durante il festival. Parteciperanno Felipe Aguila, Marlon de Azambuja, Gianfranco Foschino, María Rosa Jijón e Ronald Morán, artisti della residenza che si terrà dal 27 luglio al 3 agosto, dove realizzeranno interventi e conferenze, condividendo le loro esperienze professionali. “Il linguaggio di questi artisti di provenienze diverse, gioca un importante ruolo nel mondo dell’immagine contemporanea e propone una riflessione sui concetti d’identità, razza, classe, religione, genere, e sessualità”, dice il curatore Antonio Arévalo nell’intervista che presenta l’esposizione, “ero interessato ad unire questa diversità e raccontare l’estrema fragilità della ricerca visuale che spazia tra la biografia sentimentale e l’analisi sociologica, tra memoria letteraria e sperimentazione rituale.

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