Suicidi e chiusure, accade di tutto alla mostra di Tino Sehgal

di Micol Di Veroli Commenta

 

Un uomo si suicida alla mostra di Tino Sehgal, purtroppo non è una performance

“La performance di Tino Sehgal ha trasformato la Turbine Hall in un’esperienza biopolitica ed anarchica” queste le parole di Chris Dercon, direttore della Tate Modern, all’indomani dell’opening dell’ultima mostra della Unilever Series. In realtà non tutti hanno tessuto lodi per l’ennesima trovata dell’unico performer artist che è riuscito nell’impresa di vendere una sua opera a voce. Il Daily Telegraph ha invece parlato di “un artista che non riesce a raggiungere l’interazione sociale che ha tanto cercato. C’è troppo artificio, troppa costruzione nella sua opera”. These Associations, questo il titolo della mostra che rimarrà in visione sino al prossimo 28 ottobre, è in perfetta linea con quanto fatto sino ad ora dal giovane artista: 70 performer raccontano storie ai visitatori della galleria, una formula ormai trita e ritrita che dovrebbe essere riorganizzata se vuole ancora affascinare qualcuno. Ma l’opera di Sehgal, 13 artista ad esporre nella Turbine Hall (numero che dovrebbe far riflettere gli scaramantici del Regno Unito),  sarà per sempre ricordata come l’ultima della serie Unilever (lo sponsor abbandonerà la nave)e l’ultima prima della chiusura per l’ampliamento disegnato da Herzog & de Meuron.  Se a questo si aggiunge il suicidio di un uomo di 48 anni gettatosi dalla balconata del Tate il 24 luglio, sera dell’opening della mostra, allora c’è veramente da fare gli scongiuri.

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