Piero Pizzi Cannella alla Galleria Mucciccia di Roma

di Claudia Quintieri Commenta

Piero Pizzi Cannella dipana il suo lavoro in iconografie personali che si fissano anche in una memoria collettiva ampiamente riconosciuta e alludono a un universo dove presenti sono i vissuti delle persone. Nella sua esposizione alla galleria Mucciaccia di Roma a cura di Cesare Biasini Selvaggi divide i suoi ultimi lavori, creati fra 2011 e 21012, in tre mostre collegate fra loro: “Le Regine”, “Almanacco 4” e “Quadreria Roma”.

 Dipinti e carte si moltiplicano nella galleria. I soggetti? Gli abiti femminili, i gioielli, i ferri battuti, i ventagli, le cattedrali, i lampadari, le mappe geografiche. La regia della mostra ha un suo filo logico nel far affiorare la realtà della pittura che sempre si da nell’intenzione dell’ispirazione. Varie le tecniche che utilizza di solito Pizzi Cannella: inchiostro e grafite, carbone e acquerello, tempera, cera, olio e tecniche miste, su carta, tavola, tele, cartone, muri d’interno e d’esterno. Il gesto e il segno trattano la materia densa e si attuano in una abilità comunicativa, allertando l’occhio a un gusto intenso per il contingente e l’espressivo. Alcune opere ricordano il carattere della pittura seicentesca spagnola nell’uso della cromaticità accesa e policroma. Cosa trasmette questo sperimentare il colore, la materia e la figura che ne scaturisce forte e insieme intimidita? Poesia. Nella conversazione in catalogo fra l’artista e Vanessa Crescenzi, Pizzi Cannella si esprime così sulla mostra: «Questa mostra di Roma è pensata come fossero tre atti, tre tempi di una stessa commedia, di uno stesso dramma. E’ pensata come un trittico dove ogni pala è indipendente, ha una vita propria ma si appoggia alle altre due, si nutre dei sentimenti, delle emozioni, dei pensieri che l’affiancano, solo così diventa OPERA.» In “Le Regine” si unisce la sacralità e la quotidianità del vestito femminile: del corpo della donna rimane solo l’abito, intimo e feticcio allo stesso tempo, appena messo o ancora da indossare, allusivo ad un’identità nascosta che si traduce in elemento spirituale. “Almanacco 4” :«è il disegno come diario segreto, il segreto che non si può mantenere, è il segno che non ha pentimento. L’almanacco è il giorno per giorno, sai io faccio almeno un disegno al giorno, e lo faccio da tanti anni, alla vecchia maniera. Tengo sempre in tasca un foglio, un temperino, una matita, come un soldato, non vorrei essere colto di sorpresa» dalle parole dell’artista nell’intervista in catalogo. Riguardo alla genesi di “Quadreria Roma” Pizzi Cannella ricorda quando non andava a scuola per visitare i musei romani e vedeva le opere piccole e grandi unite tutte insieme. Ha chiamato questo lavoro Quadreria Roma perché: «cos’è Roma in fondo se non una quadreria? »

Fino 20 gennaio 2013 Galleria Mucciaccia Piazza d’Aracoeli 16, Roma. Info: 0669923801; www.galleriamucciaccia.it

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