Il tracollo delle fiere italiane

di Micol Di Veroli Commenta

La maggior parte delle fiere d’arte in Italia non hanno un progetto. E’ per questo che il loro appeal è drammaticamente diminuito in questi ultimi anni. Avere un progetto non significa solamente regalare gli stand alle gallerie più prestigiose ed escludere sistematicamente quelle emergenti (trattenendogli però la famigerata quota di “spese di organizzazione”). Prima di tutto bisognerebbe effettuare una reale ricerca sulle gallerie che ambiscono ad entrare in fiera. In secondo luogo si dovrebbe prestare grande attenzione alla configurazione degli stand, ai servizi per i galleristi e per il pubblico, alle facilities ed agli altri servizi accessori come ristoranti, bar e via dicendo. Va detto inoltre che la fiera dovrebbe aprirsi a nuovi eventi collaterali, a contaminazioni tra l’evento commerciale e la sperimentazione. Insomma andrebbero creati nuovi stimoli per solleticare le aspettative di mercato. Tutte queste cose dalle nostre parti sembrano irrealizzabili ed allora si assiste al progressivo spegnimento delle manifestazioni regionali. I galleristi nazionali emigrano all’estero e questa emorragia è talmente grave da far chiudere i battenti alle nostre manifestazioni. Roma forse non si farà, Bologna soffre e Verona è ormai una cavallina storna. Tutto questo dovrebbe bastare per attuare nuove misure ma a quanto pare nulla sembra muoversi.

 

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