Ancora due parole sui copioni

di Micol Di Veroli Commenta

Nel nostro belpaese continuano ad imperversare le orde dei copioni. Noia, strafottenza, potere cieco,  paura di non raggiungere i risultati e mancanza cronica di idee. Questi sono i moventi che spingono i nostri cari amici copioni ad impossessarsi delle ricerche dei loro colleghi. Ciò che ancora risulta poco chiara è la ragione di tutto ciò, voglio dire: perché ci si ostina a fare l’artista quando mancano presupposti per intraprendere quest’ardua carriera? In realtà dalle nostre parti la copia è una vera e propria arte, tranne tutti quegli artisti che continuano ad innovare ed a portare avanti le loro ricerche con coscienza e con estrema carica concettuale, sussiste un drappello assai nutrito di scopiazzatori che si sono fermati agli anni ’60 e ’70. Una delle mode del copiatore moderno è quella di attingere a piene mani dagli episodi tragici e tumultuosi della nostra storia, si va dalle BR alla Mafia, passando per i disastri e il terrorismo. Poi c’è chi si affaccia di continuo ai maestri della land art, annotando su cartine e quanto altro i propri spostamenti o lasciando le sue tracce nella natura. In terza posizione troviamo il mobilio usato, gli avanzi dello smorzo e il vasellame trovato nei cassonetti. In quarta posizione c’è invece il ritorno all’arte povera. C’è poi chi prende di mira un artista in particolare e lo lavora ai fianchi sino allo sfinimento. La lista dei manierismi sarebbe lunga e dolorosa ma invece di elencare tutti gli scopiazzamenti dovremmo iniziare a lavorare con il nostro cervello, altrimenti è inutile lamentarsi dell’assenza dei nostri connazionali nelle manifestazioni internazionali.  

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