La Crisi e le bufale dell’arte made in Cina

di Micol Di Veroli Commenta

 

La crisi economica è una questione talmente popolare che ormai ha quasi sostituito le disquisizioni meteorologiche.  Ogni testata d’arte o blog che si rispetti possiede un approfondimento sulle relazioni tra crisi economica e mercato dell’arte e ovviamente c’è chi dice che quest’ultimo stia tenendo alla grande e c’è chi dice che si stanno registrando notevoli flessioni nelle aste, nelle fiere e persino nelle vendite delle gallerie. Certo è che il mercato dell’arte è un sistema sostenuto da persone più che benestanti e può essere quindi toccato in maniera del tutto relativa dalla crisi.  Tra le ultime notizie c’è comunque l’importante ridimensionamento del mercato dell’arte cinese, come si evince dalle statistiche di Artprice, un sito che si occupa di raccogliere tutti i risultati delle aste internazionali.

L’arte cinese ha guidato il mercato ed è stata vittima di non poche speculazioni, ma ora l’andamento generale del mercato cinese è crollato del 50 per cento e potrebbe andar peggio durante il 2013, stando a quanto afferma Brian Wallace, veterano del mercato d’arte cinese con 18 anni di esperienza e proprietario della Red Gate gallery di Pechino.  L’arte cinese ha da tempo invaso anche la scena dell’arte italiana presentando al pubblico artisti noti e quotati alternati a fantomatiche nuove promesse non bene identificate che hanno accentuato la speculazione creando non pochi problemi alla credibilità delle gallerie ed istituzioni che le avevano immesse nel mercato.

Comunque sia, tranne il grande Ai Weiwei e qualche altro suo fortunato collega, l’invasione degli artisti cinesi fortemente voluta dai nostri addetti ai lavori ha generato solo danni ed ora i poveri collezionisti italiani si ritrovano con un pugno di mosche in mano

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