Il mondo dell’arte contemporanea è a un bivio: restaurare o replicare?

di Micol Di Veroli Commenta

icebag

Alcuni anni or sono al dipartimento di conservazione del Whitney Museum di New York era stata assegnata la missione di preparare Ice Bag Scale C di Claes Oldenburg in occasione di una grande retrospettiva dedicata all’artista. L’opera in questione era un enorme macchinario costituito da un ventilatore ed una specie di sacco di 12 piedi di diametro fatto di nylon e resina di poliestere.

L’opera che è stata prodotta nel 1971 e prevedeva lo sgonfiamento e il rigonfiamento del grande sacco evocando il respiro di una creatura addormentata, nel corso degli anni però i motori del ventilatore hanno cominciato a funzionare a singhiozzo ed il sacco si è deteriorato, insomma l’opera andava restaurata prima del grande evento. Carol Mancusi-Ungaro, il direttore del dipartimento di conservazione, cominciò quindi il delicato restauro usando tecniche più o meno tradizionali ma altri dirigenti dell’istituzione non furono d’accordo con tali metodi, dichiarando che l’opera di Oldenburg era stata totalmente ricostruita e che quindi si trattava di una copia e così andava citata anche al momento della mostra. Questo tipo di situazioni è sempre più frequente quando si parla di restaurare opere di arte contemporanea, ovviamente le tecniche di restauro sono cambiate radicalmente. Se fino all’inizio del secolo scorso i musei erano pieni di dipinti e sculture ed i mezzi per intervenire erano piuttosto tradizionali, oggi l’arte si è evoluta così rapidamente da immettere sulla scena materiali e tecniche sempre più nuove che di conseguenza necessitano di interventi molto particolari. Oltre al restauro la nuova generazione di opere d’arte sta creando numerosi imbarazzi sul concetto di originalità ed unicità.

La questione sta facendo letteralmente impazzire i musei, i dubbi sono i seguenti: Come acquisire ed esporre una performance di essa esiste solo un progetto scritto? Ed ancora come restaurare un’opera instabile come un neon o uno squalo (nel caso di Damien Hirst)? O infine ha senso trasportare un’opera come il mucchio di caramelle di Felix Gonzàlez-Torres da un museo ad un altro per esporla o basta farsi dare il permesso per eseguirne una copia?. Oramai viviamo in tempi dove una copia può essere la perfetta replica dell’originale e questo dovrebbe farvi riflettere un pochino su dove ci stiamo dirigendo.

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