Alla Vip Art Fair nessun problema tecnico, tranne le vendite

di Micol Di Veroli Commenta

Vediamo oggi come sono andati gli affari alla Vip Art Fair, l’ormai ben nota fiera d’arte contemporanea interamente sviluppata su piattaforma web. I problemi che hanno letteralmente affossato l’edizione dello scorso anno sono stati magistralmente risolti, nuovi server e nuove interfacce hanno garantito una velocità ottimale ed anche la chat ha funzionato.

Venendo al giro di vendite, la situazione si complica un pochino e forse il nocciolo della questione risiede all’interno delle parole del celebre dealer Ed Winkleman: “Si vendono soprattutto lavori bidimensionali e di piccole dimensioni come dipinti, stampe e fotografie. Ho venduto alcuni dipinti di Christopher K. Ho per 3.200 dollari l’uno, più che altro piccoli pezzi. Un collezionista ha manifestato interesse per una grande scultura che avevamo in mostra ma ha detto di volerla vedere dal vivo prima di acquistarla”.

Insomma ad analizzar bene il discorso si evince che i collezionisti sono aperti alle novità ma se si tratta di fare acquisti sostanziosi, essi preferiscono fruire le opere alla vecchia maniera “3D”, in galleria. Osservare la matericità di un dipinto o la plasticità di una scultura attraverso uno schermo, per quanto sia esso high definition, non è cosa facile. Magari se in futuro saranno sviluppati degli schermi olografici, le cose potrebbero cambiare ma allo stato attuale una foto è sempre una foto.

Continuando con il report delle vendite, anche il dealer Ignacio Liprandi ha avuto qualcosa da ridire: “La fiera per noi è stata un fallimento. Abbiamo venduto pochissimi pezzi ma il peggio è che non abbiamo preso contatti di collezionisti. Non penso sia colpa della nostra offerta fieristica perché ho parlato con altri colleghi e che hanno avuto esattamente gli stessi problemi”. Anche la Rhona Hoffman Gallery non ha raccolto molti successi: “Tutto molto lento qui. Del resto c’è troppa concorrenza, troppe fiere in giro per il mondo reale”, affermazione che conferma le difficoltà delle piattaforme online.

Eppure in mezzo a questi insuccessi, a qualcuno è andata bene come alla James Cohan Gallery (che tra l’altro è co-fondatore della fiera) che ha venduto un pezzo di Yinka Shonibare quotato tra i 79.000 e i 119.000 dollari. Ma la James Cohan non paga per partecipare alla fiera, mentre i costi per gli altri espositori oscillano tra i 5.000 ed i 20.000 dollari, a seconda dello spazio richiesto. Quindi per molti la Vip Art Fair è solamente una grande vetrina, per i profitti meglio cercare altri lidi.

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