Se l’opera d’arte rimane dentro al computer

 
Micol Di Veroli
27 febbraio 2012
1 commento

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 L’ingresso degli home computers, per usare un’espressione vagamente nostalgica, all’interno del mondo dell’arte contemporanea ha senz’altro aperto nuove prospettive agli artisti e ridefinito il concetto stesso di produzione dell’opera. Software altamente sofisticati come Final Cut e Avid hanno velocizzato il processo di montaggio video, riducendo drammaticamente l’ingombro dei macchinari e la complessità di tale operazione. Per quanto riguarda la fotografia, i programmi di fotoelaborazione come Photoshop hanno dato vita ad una nuova era creativa, rilanciando il concetto di manipolazione dell’immagine.

Anche le tecniche installative hanno subito un radicale cambiamento, tutto questo grazie a piattaforme come AutoCad che permettono la realizzazione tridimensionale del progetto ideato, rendendo così possibile la visione anticipata di architetture complesse all’interno dello spazio. La tecnologia, oltre alle nuove possibilità ed alla riduzione di tempi e costi ha inoltre avvicinato l’artista a determinate pratiche che fino a poco tempo fa erano appannaggio esclusivo dei tecnici e dei laboratori altamente specializzati. Tutto questo, in taluni casi, ha dato vita a molteplici effetti collaterali riguardo la produzione effettiva dell’oggetto o della forma. Se si prendono ad esempio tecniche classiche come la pittura e la scultura è possibile notare l’esistenza di un vero e prorpio “rischio d’impresa” sostenuto dall’artista. La creazione di un dipinto (come quello di una scultura) richiede l’acquisto di materiali oltre che lunghe ore di lavorazione prima di arrivare ad una presenza fisica “finita”.

Questo rischio in un ampio numero di casi non viene sostenuto dagli artisti che scelgono di creare mediante il computer. Ecco quindi che immagini ed installazioni si trasformano in files all’interno dell’hard disk, pronti per essere stampati e realizzati solo previo contributo di produzione elargito da musei o gallerie. In un momento di crisi come questo è però difficile trovare sovvenzioni per la realizzazione del proprio progetto artistico. Nel momento dello studio visit ci si trova di fronte a delle immagini, idee che comunque risultano ben lontane dalla fisicità o dalla plasticità consona dell’opera d’arte. Attender dei fondi per produrre un’opera da mettere in mostra è un meccanismo impensabile in scultura o in pittura in quanto la realizzazione della forma rappresenta già una spesa. Il grande pericolo delle nuove tecnologie è quindi quello di trovarsi di fronte a tante belle idee messe in fila che rischiano comunque di restare confinate all’interno di un computer. Una forma di pigrizia sostenuta dall’assenza di coraggio che troppi giovani artisti hanno già trasformato in modus operandi.

Micol Di Veroli

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Commento

  • #1laboratori beretta

    E’ naturale pensare ad Andy Wharol e alla Pop Art come motore primo della graphic computer e del web design. E’ azzardato cercare qualche prodromo nelle opere di Picasso e Van Gogh?

    28 feb 2012, 15:01 Rispondi|Quota
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