Biennale di Venezia, second act

di Redazione Commenta

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Per quanto riguarda i Padiglioni Nazionali ecco la nostra lista dei preferiti. Gli Stati Uniti hanno allestito una vera e propria retrospettiva dedicata al genio di Bruce Nauman, la mostra rappresenta un’occasione unica per ammirare il talento del grande artista americano.

The Collectors ai padiglioni Danimarca e Paesi Nordici ha confermato le aspettative pre-Biennale, Elmgreen e Dragset hanno allestito un vero e proprio teatro vivente che ha catturato l’attenzione degli spettatori, affascinanti le architetture e le opere proposte, vasta la selezione di grandi artisti e maestri della provocazione come Maurizio Cattelan e Tom of Finland . Poetica ed ironica la rivelazione Australia con Shaun Gladwell che si diverte a rievocare cavalli di battaglia del suo paese come il famoso film Mad Max (Interceptor).

Parlando di rivelazioni anche il Belgio con Quadra Medicinale di Jef Geys non si è comportato malissimo, il progetto interdisciplinare sulle aree metropolitane e sulle forme floristiche abbinate all’essere umano vale la pena di esser visto. Ivan Navarro ed il Cile hanno superato a pieni voti la prova Biennale con una spaesante e mistica fusione di neon colorati che moltiplica le percezioni all’infinito creando digressioni visive che affascinano ed incuriosiscono. La Finlandia non ha tradito il suo sfrenato gusto sperimentale proponendo un vero e proprio museo dei vigili del fuoco progettato da Jussi Kivi che ha sterzato verso il nonsense e l’assurdo, indispettendo e fuorviando gli astanti all’insegna delle forti emotività, questo è quello che si chiede all’arte contemporanea.

La Francia con le bandiere nere al vento di Claude Leveque è stata molto criticata, secondo il nostro parere l’installazione ha una sua ragion d’essere poiché contribuisce a creare uno stato di inadeguatezza ed ansia giocando sulla bandiera (soprattutto quella francese), simbolo di libertà e nazionalismo qui tramutata in rappresentazione del lutto. Bello anche il video di Steve McQueen al padiglione della Gran Bretagna. Anche se la visione è stata un poco minata da una fila per prenotarsi alle proiezioni programmate in orari predefiniti, l’artista inglese ha affascinato il pubblico con immagini romantiche e liriche di una Biennale non animata dall’arte e dalle opere ma costituita da piccoli micromondi deserti ed  inquietanti attraverso i quali aleggia la presenza fantasma di cani randagi.

Meraviglia per il progetto del padiglione della Polonia che propone un’installazione video a 360 gradi di Krzysztof Wodiczko sul tema degli immigrazione. Le figure dell’immensa proiezione si muovono all’interno di una serie di vetrate opache attraverso le quali lo spettatore osserva scene virtuali, sognanti  e reali. In chiusura ci è piaciuto anche il progetto di Péter Forgács per il padiglione ungherese, la sua installazione tratta in modo estetico il tema della xenofobia, sottolineando le diversità etniche e ponendo l’accento sui pregiudizi e sul terrore per lo straniero. Le centinaia di facce di prigionieri di guerra sovrapposte a quelle dei loro aguzzini ci sembrano tutte uguali e ci fanno comprendere quanto sia limitata la nostra visione dell’altro.

Photo Copyright: Maurizio Cattelan, Padiglione Danimarca

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