Doppia intervista a Gianluca Marziani e Cristiana Collu, le battute finali del Premio Terna 02

di Micol Di Veroli Commenta

Poco più di due giorni alla chiusura del Premio Terna 02, sabato 10 ottobre alle ore 18 si chiude infatti il bando di partecipazione di questa entusiasmante kermesse artistica. Alla luce dell’enorme successo che fino ad ora ha visto la partecipazione di oltre 2200 artisti provenienti da tutta Italia, Globartmag ha intervistato per voi i due membri del comitato curatoriale del premio: Gianluca Marziani e Cristiana Collu, artefici assieme a Terna di una manifestazione dal respiro internazionale.

Parliamo con Gianluca Marziani

G. In cosa si differenzia il Premio Terna rispetto agli altri e qual’e è il suo valore aggiunto?

G.M. Il fatto di essere una piattaforma culturale e non un semplice premio. Agiamo su linee orizzontali e verticali che si incrociano, creando una combinazione asimmetrica di vari elementi: idee, produzione, ricerche, analisi, eventi, mostre, convegni, progetti speciali per fiere d’arte, editoria, comunicazione avanzata…

G. La scorsa edizione del Premio Terna ha portato al Chelsea Art Museum di New York un coraggioso quanto agguerrito drappello di artisti nazionali, parlando con alcuni di essi abbiamo appreso che la mostra è stata un grande successo sia di pubblico che di critica, potete parlarci di questa esperienza?

G.M. Un progetto di solido impatto sulla parte culturalmente più evoluta della città. Il modo in cui abbiamo preparato il terreno, la qualità delle nostre relazioni e il posizionamento in un luogo come il Chelsea Museum, ha determinato un consenso globale che non ha riguardato solo l’opening (migliaia di persone e molte personalità di peso) ma anche l’impatto dialettico nelle settimane successive. Abbiamo portato artisti italiani più noti assieme a diversi nomi sconosciuti al mercato americano, dimostrando rigore e qualità curatoriale, cura del dettaglio e senso olistico del progetto.

G. Chi sono gli iscritti al Premio Terna. Come si caratterizzano?

G.M. L’apertura democratica del Premio apre a ventaglio sulla molteplicità artistica del Paese. Il Premio rappresenta con estrema fedeltà lo stato dell’arte in Italia: alcune punte d’eccellenza, diverse sorprese di varia natura, un tessuto medio in cui si incrociano diversità talvolta enormi. La qualità della giuria e la serietà della nostra struttura assicurano, ovviamente, una selezione che privilegia le ricerche più intense e mature, l’intelligenza e l’autonomia progettuale, il talento lucido e la consapevolezza del contemporaneo.

G. Ovviamente ogni artista partecipante si aspetta di vincere, voi invece cosa vi aspettate dagli artisti?

Che sentano il progetto nel suo valore aperto ed elastico, che capiscano la nostra sana anomalia nel panorama dei premi, che assieme a noi indaghino i molteplici spigoli con cui si compone il sistema artistico.

G. Terna è un’azienda che trasmette energia ed allo stesso tempo si dimostra sensibile all’’ambiente e all’’eco-sostenibilità, che ruolo gioca l’’arte al’l’interno di tali tematiche e quanto la creatività può essere influenzata dalle stesse?

G.M. Il tema è tanto vicino ai valori aziendali quanto aperto in chiave etica e filosofica. Gli artisti contribuiscono ad evidenziare le prospettive di cui un’azienda come Terna ha bisogno in termini di riflessioni teoriche e indagini concettuali.

G. Per concludere, Gianluca puoi darci qualche anticipazione sulla mostra finale?

Punteremo su un grande evento espositivo che esalterà la qualità delle singole opere con un allestimento pulito e al contempo spettacolare. Renderemo la mostra un percorso di stimoli visivi ma anche di conoscenza sui temi che il Premio affronta. Vogliamo che la mostra sia divertente e comunicativa senza didascalismi e grigiore.

Parliamo ora con Cristiana Collu

G. In cosa si differenzia il Premio Terna rispetto agli altri e quale è il suo valore aggiunto?

C.C. La differenza è sempre un valore aggiunto e in questo caso la differenza sta nella complessità del premio, dove complessità è parola che rimanda alla metafora del nostro vivere contemporaneo, stratificato, contaminato e trasversale che tenta di abbracciare e tenere insieme una molteplicità di aspetti interrelati che influiscono e si influenzano reciprocamente con modalità non sempre note o prevedibili. La sfida della complessità non è tanto una contrapposizione di problemi complessi rispetto a quelli semplici, quanto un punto di vista nuovo, in questo caso nel campo dell’arte contemporanea. Se dovessi continuare la metafora scientifica direi che il Premio Terna configura un comportamento emergente di un sistema dovuto alla discontinuità con quanto i premi hanno fatto finora, con il tentativo di essere inclusivi grazie a uno sguardo più stereoscopico.

G. Come si pone nei confronti di un’esperienza, che credo sia nuova per Lei, come quella del Premio Terna?

C.C. È una cosa molto curiosa, interessante, qualcosa che non ti aspetti, che ti sorprende e ti obbliga a guardare altrimenti a un mondo che comunque ti sfugge sempre e che in un modo o nell’altro ti obbliga a stare all’erta, in tensione. In questo sta il suo fascino, direi che anche qui una metafora che richiama alle dinamiche del corteggiamento non è affatto fuori luogo, così come non lo è citare un certo innamoramento appassionato per il lavoro che faccio e per la nuova veste di curatore di un premio che si occupa di arte contemporanea.

G. Chi sono gli iscritti al Premio Terna. Come si caratterizzano?

C.C. La cifra del premio è quella dell’apertura nell’ottica di una certa democrazia che dispiace a una certa idea di arte, ma che nello stesso tempo, grazie ai meccanismi della selezione, ripristina la ristretta cerchia degli eletti. Nell’apertura però le maglie si allargano e possono emergere non solo nuovi talenti ma più in generale una situazione: il premio restituisce una miriade di preziose informazioni sullo stato dell’arte in Italia.

G. Ovviamente ogni artista partecipante si aspetta di vincere, voi invece cosa vi aspettate dagli artisti?

C.C. Non sono così sicura del primo punto, credo che gli artisti in realtà si aspettino di essere amati (continuo a usare parole forse demodé, ma, come dice Dorfles, è proprio quello che è realmente alla moda), vale a dire rispettati e si aspettino di avere delle opportunità che funzionino come una matrioska. Noi ci aspettiamo da loro una cosa difficilissima, che abbiano fatto la scelta giusta: sono loro infatti i primi selezionatori, loro decidono con quale opera partecipare.

G. Terna è un’azienda che trasmette energia ed allo stesso tempo si dimostra sensibile all’ambiente ed all’eco-sostenibilità, che ruolo gioca l’arte all’interno di tali tematiche e quanto la creatività può essere influenzata dalle stesse?

C.C. Direi che nulla o quasi può ormai prescindere dal confronto con le politiche sostenibili ed integrate con il territorio di appartenenza. Alludo a modelli significativi di buone pratiche che rilevano partecipazione e consapevolezza del valore del patrimonio ambientale. Come dice Mircea Eliade, “in qualsiasi posto c’è un Centro del mondo” di cui ci dobbiamo prendere cura, una meta cui tendere, uno spazio di senso che deve essere riconquistato attraverso un progetto e agire secondo una logica localizzata che non coincide più necessariamente con l’essere “locali” ma riconosce i molteplici valori di un luogo, e per questo lo ama. Un paradigma che prova a dare risposte all’esigenza di connessione e coesione, ovvero di identità della nostra società contemporanea. Tutti temi di cui l’arte si nutre e verso i quali da sempre prova a fare la differenza.

Photo Copyright: Cristiana Collu courtesy Giusy Calia (2009); Gianluca Marziani courtesy Simone Bergantini (2009)

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