La nuova guerra di Justin Lowe

di Redazione Commenta

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Dopo la personale del 2007, il 22 gennaio 2010 torna ad esporre presso la Galleria Cesare Manzo di Roma Justin Lowe, artista del panorama newyorkese, recentemente in una doppia personale con Jonah Freeman alla Deitch Project di N.Y. (Black Acid Co-op, luglio-agosto 2009).

Lowe espone in questa sede più di trenta collage dal sapore visionario e surreale, seguendo quella scia psichedelica e libertaria che contraddistingue il suo lavoro. Attinge a piene mani dall’immaginario anni ’60 e dal vintage più estremo, sovrapponendo e mescolando copertine di libri, locandine di film e stralci di dischi. Il risultato è sempre elastico e multisensoriale. Conosciuto per le elaborate installazioni, Lowe continua ad usare le sue intense e intrusive composizioni, che intersecano bidimensionalità e tridimensionale per mezzo di dipinti-collage, video e specchi. La manipolazione dei media altera le percezioni dello spettatore conducendo ad associazioni inverosimili: i soggetti, icone di cultura e costume del passato, ammiccano da inconsuete angolazioni confondendo leggenda e storia.
Lowe unisce e combina immagini dell’era della guerra fredda, lacerati paperbacks di fantascienza, romanzi, manuali di auto-aiuto, spionaggio, assassinio, sopravvivenza, chimica, religione, film e copertine di libri di poesia, per creare una narrativa estremamente fratturata ed intrigante, che rifletta l’evoluzione tumultuosa e le rivoluzioni fallite degli ultimi cinque decenni. Questo è solo l’inizio.

Da questo processo nascono due epici dipinti. La scala è allargata e ingrandita, la superficie accentuata e il soggetto si sta disorientando. Le immagini filamentose creano inediti assemblaggi di collage, che narrano la visione di una nuova era. Due sculture a specchio, dipinte in bianco e nero, si frantumano in mille pezzi come trame di ragnatele. Sono eseguite sotto l’effetto di un connubio di marjuana, caffeina e droghe, somministrate ai ragni in esperimenti condotti dalla N.A.S.A.: ritraggono il cadavere di Che Guevara e il leader Padre Yod (della comunità Source Family) con una delle sue tredici mogli. Scene di film, tra cui Crystal Voyager, Zabriskie Point e La Vallée, sulla musica dei Pink Floyd si intersecano in un cut-up di immagini proiettate.

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