Christian Boltanski un maestro dal sangue freddo

di Redazione Commenta

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Come abbiamo visto in un nostro precedente articolo Christian Boltanski rappresenterà la Francia alla prossima Biennale di Venezia. Per zittire chiunque aveva additato il transalpino come un artista noioso, al Gran Palais di Parigi è in visione in questi giorni un’incredibile installazione che muoverà anche gli animi dei più scettici.

Boltanski ha infatti creato in occasione della sua presenza a Monumenta 2010 una gigantesca installazione dal titolo Personnes che comprende enormi cumuli di abiti (esattamente 50 tonnellate di vestiti) ed il suono di 15.000 battiti cardiaci. Il rumore echeggia incessantemente come un suono di tamburi tribali e ad esso si unisce quello dei cuori dei visitatori della mostra che possono farsi registrare il proprio battito cardiaco da alcuni tecnici vestiti di bianco ed entrare così di diritto all’interno dell’opera d’arte. Quest’opera sposa in pieno la ricerca dell’artista che si poggia sulla tragedia, sulla perdita, sul senso dell’assurdo e su di una freddezza che molto spesso come dicevamo viene a torto associata alla noia. Ma è la paura della morte, concetto che emerge in tutte le opere di Boltanski a spingere i suoi detrattori a parlar di noia, per autodifesa. La morte o ancor peggio l’anonimato a cui la morte condanna, traspira da cumuli di vestiti usati, vuoti ed abbandonati dal corpo che li riempiva e li animava. Ed ancora riaffiora alla mente il genocidio, l’atrocità dei cumuli di vestiti tolti ai prigionieri dei campi di concentramento della seconda guerra mondiale. Su una di queste montagne di vesti Boltanski ha inserito un braccio meccanico che costantemente afferra gli indumenti e li fa ricadere sulla pila di vecchi cappotti, cardigans e magliettine per bambini.

L’artista ha dichiarato di aver pensato alla mano di Dio che coglie le anime da una moltitudine. Boltanski crea monumenti, memoriali del nulla dedicati a tutti ed a nessuno in particolare e questo lo rende uno dei più profondi artisti della nostra epoca.

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