Lotta (verbale) fra critici newyorchesi, botte da orbi tra Jerry Saltz e John Yau

di Micol Di Veroli Commenta

 Alcuni giornali statunitensi l’hanno ribattezzata The War of the Words (la guerra delle parole), un ironico gioco di parole sul celebre romanzo di H.G. Wells, The War Of The Worlds (La guerra dei mondi). Si tratta di una nuova polemica nata in questi ultimi giorni tra i due più grandi critici d’arte di New York, John Yau e Jerry Saltz. Ad aprire le danze è stato Yau che sul magazine di critica d’arte The Brooklyn Rail ha accusato Saltz di essere un adoratore di Jeff Koons, mediante queste lodi sperticate Saltz celebrerebbe il proprio narcisismo.

La visione dell’arte americana di Saltz, secondo Yau, non rappresenta il vero spirito dell’arte americana. In un suo articolo Saltz avrebbe infatti lodato l’arte di Jeff Koons, definendo la sua arte “un percorso artitico che abbraccia i nostri tempi e la nostra america”. Secondo Yau inoltre, Saltz avrebbe copiato l’articolo da una storica recensione del 1952 scritta dal critico Frank O’Hara circa l’opera di Jackson Pollock. Yau critica duramente l’opera Puppy di Koons: “Un enorme cagnolino assemblato con dei fiori, ma come si sa i fiori hanno bisogno di cure e mantenere l’opera di Koons costa circa 75.000 dollari l’anno. Puppy ha la stessa natura di un jet privato o di una Hummer”, celebre e gigantesco veicolo statunitense ricavato da un mezzo pesante dell’esercito e monumento al consumismo inutile e scellerato.

Ovviamente Jerry Saltz non ha esitato a controbattere e lo ha fatto proprio sulla sua pagina di Facebook, dove da qualche tempo il critico lascia partire alcune bombe in maniera del tutto esplicita e poco educata, cosa che sul New York Times (dove Saltz scrive) non aveva mai fatto. Saltz ha infatti scritto su un commento: “Yau ha detto tutte ca***te, inoltre è un pessimo critico d’arte. Scrive in maniera incoerente ed irrilevante, non mi è mai capitato di leggere una spazzatura del genere”.  Non c’è altro da aggiungere, sembra che le baruffe tra critici non siano ad unico appannaggio della nostra amata Italia.

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