Con Giuseppe Panza di Biumo muore anche una parte di James Turrell

di Micol Di Veroli Commenta

La morte di Giuseppe Panza di Biumo ad 87 anni ha letteralmente sconvolto il mondo dell’arte. Se ne va un vero conte, nobile a pieno titolo non solo per casata ma soprattutto per sensibilità, cultura e spiccata visionarietà artistica. Nel corso della sua lunga vita Panza di Biumo ha collezionato e promosso capolavori dei più grandi nomi del contemporaneo come Mark Rothko, Robert Rauschenberg, Roy Lichtenstein, con un occhio di riguardo verso le ricerche minimaliste di Robert Irwin, Doug Wheeler e James Turrell.

Nel 1984 inoltre il noto collezioniste assieme a sua moglie Giovanna, vendettero 80 opere di espressionismo astratto e pop al Moca, Museum of Contemporary Art di Los Angeles per 11 milioni di dollari, contribuendo a formare il cuore della collezione permanente dell’importante istituzione museale statunitense. Panza di Biumo fu da subito attratto da Los Angeles: ” Una città nuova, dove gli artisti creavano qualcosa di veramente differente” dichiarò nel 1994 ai microfoni del Los Angeles Times.  E fu proprio nel 1994 che il collezionista donò sempre al Moca una collezione di 70 opere provenienti da 10 giovani artisti locali tra cui il celebre Robert Thierrien. Ma il supporto che Panza di Biumo operò a sostegno dell’arte contemporanea non si esaurì al mero collezionismo. Il conte sovvenzionò infatti una delle più ambiziose e celebri opere di Land Art.

Si tratta di Roden Crater (1974- giorni nostri), progetto del visionario James Turrell (anche lui di Los Angeles). Turrell voleva trasformare il Roden Crater, cono vulcanico ormai spento situato a Flagstaff in Arizona, in un quello che lui stesso definì un “monumento alla percezione”. L’opera dell’artista statunitense, attualmente ancora in fase di ultimazione, prevede la realizzazione di complesse strutture architettoniche  con aperture adeguatamente eseguite e orientate, ove sarà possibile, per il visitatore, catturare e interagire percettivamente con la luce solare, lunare e stellare. Ora però Turrell ha perso non solo il suo finanziatore ma anche il suo più grande estimatore e sostenitore mentre l’Italia ha perso uno dei più grandi amanti dell’arte di tutti i tempi.

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