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Ci si chiede spesso quale sarà il futuro dell’arte contemporanea nostrana e spesso la sorte ed il fato vengono associati alla possibilità di finanziamenti pubblici e privati, ad aiuti economici per artisti ed altri operatori del settore e così via. Molti musei si lamentano di disporre di pochi fondi per organizzazione e promozione di mostre ed eventi, le gallerie sono sempre in cerca di nuovi collezionisti mentre cresce il livore per le vendite in ristagno, gli artisti non si sentono adeguatamente supportati e vorebbero vendere di più ed i curatori difendono disperatamente il loro territorio, tentando di allargare il bacino dei propri contatti e sbarcare il lunario.

In sintesi questa è la situazione del pianeta arte italiano, il futuro viene giustamente valutato in base a questioni economiche, le stesse che hanno in qualche modo segnato il tramonto delle ideologie politiche. Noi ovviamente non siamo dei sognatori, non staremo qui a dirvi che l’arte non ha bisogno del vile denaro anche perché senza vendite, committenze e sovvenzioni non ci sarebbe arte ma è indubbio che la misura è oramai colma ed in tutto questo discorso money oriented si rischia di perdere di vista la creatività in senso stretto, l’amore per le manifestazioni estetiche e concettuali. Eppure vi sono piccoli musei che con pochi soldi riescono a mettere in piedi un programma di tutto rispetto, esistono gallerie che pur combattendo giorno per giorno hanno ancora voglia di proporre artisti emergenti, anche a costo di vendere poco.

Esistono artisti validi che non cambiano registro solo per sottomettersi a delle mode passeggere Esistono infine addetti al settore che svolgono coscienziosamente e professionalmente il proprio lavoro senza l’urgenza di dover ricorrere a trucchi o stratagemmi per raggiungere i propri scopi. Ovviamente tutte queste persone si guardano bene dal tralasciare l’aspetto economico, ma non hanno mai perso di vista i loro intenti artistici, questo li proietta direttamente nel futuro, oltre i facili guadagni del presente.

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