Lehman Brothers vende la sua collezione ma nessuno vuole Damien Hirst

di Redazione Commenta

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Che la fine della bolla speculativa dell’arte contemporanea fosse legata al tracollo finanziario della Lehman Brothers lo sapevamo tutti ed anche Globartmag ha più volte parlato di questa delicata questione che ha letteralmente sovvertito le regole di un mercato dell’arte a dir poco pirotecnico il quale fino al 2008 aveva fatto registrare cifre surreali ed in crescita esponenziale.

Oggi però possiamo proclamare a gran voce che il mercato dell’arte si sta velocemente ridimensionando e che la bolla speculativa ha mietuto importanti vittime le quali stentano a riprendersi dai burrascosi eventi. Tali conclusioni sono tratte dall’ultima asta che Sotheby’s ha organizzato utilizzando la collezione di opere proveniente dalla Lehman Brothers e da Neuberger Barman. Ebbene mentre la vendita di molte opere è andata veramente bene, quando il turno è toccato a Damien Hirst, altro grande simbolo della bolla dell’arte, si sono registrati risultati a dir poco catastrofici. Hirst è stranamente legato a Lehman, visto che nel giorno della bancarotta del brand, esattamente il 15 settembre del 2008, l’artista organizzò una vendita all’asta delle sue opere che gli fruttò ben 198 milioni di dollari, record assoluto per un singolo artista. Oggi però le cose vanno un tantino peggio e l’opera We’ve got Style del 1993 non è riuscita a raggiungere la sua quotazione di listino di 1 milione di dollari ed è così rimasta invenduta. Tale episodio non gioverà di certo alle future quotazioni del controverso genietto della Young British Artists generation. L’evento potrebbe essere inoltre foriero di un sostanziale cambio di equilibri all’interno della scena un poco come è successo ai tanto decantati artisti cinesi, oramai molto lontani dalle loro quotazioni record degli scorsi anni.

L’Inghilterra quindi cede il passo, lo testimonia anche iI fallimento di Charles Saatchi nella difficile impresa di ricreare una nuova generazione di giovani artisti britannici. Certo la Gran Bretagna è ancora uno dei templi dell’arte contemporanea ma prepariamoci a vederne delle belle dal versante dell’Est Europa.  Per ora il buon vecchio Damien Hirst farebbe meglio ad utilizzare uno di quei suoi armadietti delle medicine e tirar fuori una bella pillola contro il mal di testa.

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