Le pagelle di Start Milano – Parte 2

di Sibilla Zandonini Commenta

Ed eccoci alla seconda puntata del racconto di come ho affrontato con coraggio la tredicesima fatica di Ercole: visitare e dare un voto a tutte le esposizioni organizzate per l’apertura della stagione dalle gallerie dell’associazione Start. Già nella prima puntata feci ammenda, i giudizi, seppur tranchant, sono assolutamente personali ed opinabili, ma la vostro posto mi fiderei.

Artopia – Rebecca Agnes | Luoghi che non esistono più – VOTO 6

“I luoghi che non esistono più” a cui si riferisce il titolo della mostra sono quelli in cui la trentaduenne Rebecca ha vissuto qualche anno fa, prima di scappare dall’Italia. Un lavoro sulla memoria personale e collettiva che l’artista rappresenta con modellini architettonici minimali non aderenti alla realtà, ma ai ricordi. A questi aggiunge una serie di testimonianze di altre persone che malinconicamente evocano quei luoghi oggi diventati qualcos’altro. Luoghi e memorie, una tematica che molti artisti hanno affrontato, in questo caso direi che non aggiunge molto di nuovo. La mostra risulta interessante giusto per quello spirito un po’ voyeuristico che si può provare verso la propria città e le vite che la animano, spunti molto più interessanti si trovano nel portfolio dei lavori dell’artista.

Galleria Nina Lumer – KIRIL ASS + ANNA RATAFIEVA | Campagna – VOTO 8

“Oggetti, distanze e prospettive si organizzano nello spazio come i suoni, le parole e gli accenti in una poesia.” così descrivono il loro lavoro i due artisti. Trovo che non si possano scegliere parole migliori per descrivere l’opera site-specific che hanno allestito nello spazio superiore della galleria: per un attimo ci si dimentica di essere nella grigia Milano e si viene catapultati in una bucolica campagna senza tempo ne nazionalità in cui lo spettatore può costruire il proprio personale racconto inseguendo gli indizi, posizionati nella stanza come briciole di Pollicino. Nel sotterraneo invece una sorprendente installazione dentro un grosso light box evoca pace interiore ed un ritorno alla natura.

Galleria Milano – Alexander Brodsky | White windows – VOTO 6+

Inevitabilmente il retaggio scolastico ci ha abituati a considerare settembre, e non gennaio, come l’inizio del nuovo anno ed è quindi tempo di propositi e memorie. Così, anche alla Galleria Milano, si parla di memorie, in questo caso ancestrali e misteriose: i trentatré lightboxes che decorano le pareti di questo edificio affascinante sono come disegni rupestri, graffiti in caverne moderne. Queste scatole diventano finestre cieche su cui l’artista stende l’acrilico bianco e velocemente traccia segni, disegni, storie. Si percepisce la velocità di esecuzione, l’angoscia esteriorizzata, il bisogno interiore di fissare un qualcosa su quelle superfici fangose; e lo stesso bisogno rende vive le piccole sculture in creta. La fragilità e il tormento vengono sintetizzati dal freddo che proviene dalla Russia.

Mimmo Scognamiglio – Spencer Tunik | Everyone is unique – VOTO 7

E qui vi stupisco tutti, perché a una mostra che complessivamente non mi è piaciuta (passatemi il termine) do un voto alto. Perché? Non tanto perché  Tunik è molto probabilmente il nome più forte tra tutti gli artisti di questo weekend. Neppure perché la galleria ha giocato bene le sue carte creando molto rumore attorno all’esposizione, grazie ai nuovi scatti che il fotografo ha rubato nell’alba di Milano seguito da un giornalista del Corriere. Credo che Spencer Tunik, come tutti i provocatori moderni, lo si ami o lo si odi e io, da anacronistica puritana in una società in cui il nudo va messo in mostra, lo trovo semplicemente volgare. Nonostante ciò il suo sovraesporre il corpo umano è toccante, svela con crudezza ciò che realmente è l’uomo: un essere piccolo, nel mondo. Lui in realtà sostiene il contrario, cioè che esponendo la nudità restituisce dignità al corpo, sollevandolo dai dettami sociali. Qualsiasi sia la verità, sicuramente vende. Chiamalo scemo…

Antonio Colombo Arte Contemporanea – Fantasilandia | GROUP SHOW – VOTO 7

Prendiamola con leggerezza! A volte ci vuole un bel sogno vivido, del colore acceso, un immaginario fantastico. Fantasilandia è proprio questo: una fiaba per adulti, una dimostrazione che l’immaginario street, graffitaro, pop, skaterista e americano non devono per forza essere “cose da sedicenni col cappellino e la visiera all’insù”. Julie Kogler cura questa mostra in maniera molto equilibrata, la carne al fuoco è di qualità e i bollini rossi accanto alle opere confermano che non sono la sola ad apprezzare. La cosa che mi diverte di più è che in mezzo a tutti questi artisti tipicamente losangelini (Gary Baseman su tutti) quello che mi ha colpito di più è stato l’italianissimo Gabriele Abruzzo, la sua capacità di condurti nell’inconscio è notevole, il problema, poi, è uscirne.

Monica De Cardenas – FACES | M.Anzeri, H.van Bart, V.Carrubba, J.Kraijer, W.Mutu, J.Stezaker – VOTO 8

Il nostro volto è  quello che fissiamo ogni mattina. Due occhi, un naso, una bocca eppure cambiano ogni giorno a seconda del piede con cui scendiamo dal letto. E il volto altrui, lo scrutiamo, osserviamo, vi cerchiamo informazioni, ci costruiamo storie. Non sono solo gli occhi ad essere lo specchio dell’anima è l’intera costruzione, che se un angolo della bocca è all’ingiù o le narici sono tirate cambia tutto. Nulla è più universale e umano di una faccia. Così da De Cardenas ci troviamo di fronte ad una moltitudine di volti, punti di vista sull’uomo e sul mondo opposti, ma molto ben orchestrati, come fosse un pentagramma, ogni sala ha un andamento diverso. Personalmente ho amato i ritratti di Hannah van Bart: acrilici stralunati e beffardi che colpiscono nel vivo. Unica pecca: mancavano le indicazioni degli autori accanto alle opere e così ho giocato ad “Indovina l’artista” guidata dal comunicato stampa.

Paolo Curti / Annamaria Gambuzzi & Co. – Alessandro Mendini | Magico Mendini – VOTO np

Se avete avuto il piacere di leggere anche la prima puntata potreste pensare che comincio ad approfittarmi del voto np, o addirittura potreste mettere in dubbio la mia capacità  di giudizio. A mia discolpa dico che questo è un np di altro tipo, per la precisione del tipo: qua c’è confusione tra cos’è arte e cosa no.

Mendini, perché? E non metto quattro punti interrogativi solo perché ho superato l’età in cui è consentito farlo. Io ho studiato design, cioè ho una laurea in materia, giuro, e sono sicura che Mendini non sia un artista contemporaneo. Se a ciò potremmo soprassedere, in virtù del fatto che va molto di moda esporre design invece che arte (vedi Gagosian ultimamente), devo ammettere che se entrassi in una casa e vedessi quei mobili non avrei dubbi sul cattivo gusto dei padroni. Secondo il comunicato stampa invece Mendini “accentua il plusvalore frivolo ed eclettico dell’arte”. Mendini, perché?

Cà  di Frà – Carla Bedini | Only love can leave such a scar – VOTO 3

Poco da dire sul lavoro di Carla Bedini: una serie di tele su cui vengono raffigurate fatine con pose che ricordano le donne di Klimt, ma la somiglianza si riscontra solo nelle pose. Per rendere più evidenti queste atmosfere un po’ magiche stoffe, fiori ed erbe arricchiscono il dipinto, ma siamo in una galleria che dovrebbe esporre arte o illustrazioni per libri fantasy?

Zonca & Zonca – JAN KNAP | LA METAFISICA DEL QUOTIDIANO – VOTO 6-

È una sensazione strana quella che si prova osservando le opere di Jan Knap: una sorta di pace, tranquillità legate all’infanzia. È evidente il rimando ad una dimensione paradisiaca, il paragone, a mio parere, è con le immagini che abbellivano i libricini usati per il Catechismo quando ero bambina: puttini e fanciulli che compiono atti quotidiani a darti il buon esempio. D’altronde nato in ex-Cecoslovacchia Knap ha anche studiato a Roma teologia, forse c’è poco di contemporaneo, soprattutto se pensiamo alla nostra triste società, ma ogni tanto aspirare al paradiso serve, per lo meno a prender fiato.

Francesca Kaufmann Repetto – Moving out show – VOTO 8

Prima di tutto una comunicazione di servizio che spero salverà qualcuno di voi dall’attraversare mezza Milano sotto la pioggia: sul materiale informativo di Start è indicato l’indirizzo sbagliato. La nuova sede in via di Porta Teneglia inaugurerà il 10 ottobre, fino ad allora la galleria si trova ancora in via dell’Orso 16.

Sbrigate le formalità dovrei descrivervi il caos perché la Kaufmann ha decisamente fatto di necessità virtù allestendo un finto magazzino nel piccolo spazio della galleria ed esponendo le opere degli artisti che in questi anni ne hanno abbellito le pareti. Non solo opere però, ma casse e mucchi di oggetti pronti proprio a trasferirsi che donano all’esposizione una precarietà azzeccata. Il divertimento è duplice: un misto tra il riconoscere opere di mostre precedenti e il frugare in una soffitta in cerca di tesori nascosti. La non pretenziosità del tutto, la gentilezza dello staff e la qualità delle opere fanno il resto, ci vediamo nella nuova sede, io so già dov’è!

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