
Pensate forse che i nostri giovani artisti stiano perdendo terreno in ambito internazionale? Niente di più sbagliato, anzi si potrebbe senza ombra di dubbio affermare che essi hanno tutte le carte in regola per sfondare all’estero. Negli ultimi anni abbiamo subito l’ondata della YBA inglese, l’eterno ritorno degli statunitensi, l’arrembaggio dei cinesi e quello della nuova scuola di Lipsia. Ora stiamo assistendo ad una grande ascesa dell’est europeo e del Medio Oriente.
Eppure anche noi possiamo farcela, possiamo imporre il nostro stile, le nostre estetiche ed i nostri concetti all’attenzione della scena internazionale. Quello che manca è un poco di organizzazione e più volontà da parte non solo delle istituzioni e delle gallerie private ma anche da parte degli artisti stessi che dovrebbero in qualche modo porsi in uno stato di continuo movimento. Siamo in un’era fortemente caratterizzata dalla globalizzazione, dove internet ed i social network riescono ad arrivare là dove le consuete tecniche dei mass media non riescono a giungere. Restare chiusi nel proprio studio e successivamente affidare le proprie opere ad un gallerista nella speranza che egli risolva tutti i mali del mondo è una cosa decisamente impensabile al giorno d’oggi. Bisogna aiutare il lavoro delle gallerie, allacciando nuovi rapporti, facendo movimento con i social network e pubblicizzando al meglio le proprie “azioni”.
Abbiamo visto tra le pagine di questo blog che la street art all’italiana è in piena salute e riesce a fare faville anche fuori dal nostro paese. Questo poiché gli street artists solitamente riescono a muoversi bene anche da soli, senza dover per forza contare sull’appoggio totale di una galleria di rappresentanza. Gli street artists creano movimento, danno la giusta visibilità al loro lavoro e soprattutto viaggiano, conoscono. Ora voi mi verrete a dire: “non tutti hanno la possibilità di fare questo”. Tutto ciò è vero, ma è anche vero che non tutti possono fare gli artisti.