Ma che ce frega, ma che ce importa della Project Room

di Redazione Commenta

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Eccoci giunti all’inizio del nuovo anno, molti di voi avranno già stilato una lista di buoni propositi per il 2011 ma tra lo smettere di fumare ed il mettersi a dieta c’è anche una lunga lista di sogni e desideri che ognuno vorrebbe veder realizzati. La scrivente ne ha ben due nel cassetto. Ambedue sono legati al territorio romano e allo sviluppo della giovane arte contemporanea ed anche se al momento sembrano irrealizzabili è giusto lottare per tentare di renderli un poco più concreti.

Parliamo del primo, sarebbe giunto il momento di istituire una Project Room legata alla scena locale in almeno uno dei poli museali della capitale dedicati all’arte contemporanea. Disporre di meravigliosi centri culturali come il MAXXI o il MACRO è un vanto, ma non è salutare rendere queste due istituzioni delle isole barricate nel loro splendore. Il MACRO lo scorso anno ha lanciato il pregevole progetto Roommates ma siamo ancora ben lontani da una solida programmazione legata alla giovane arte. Stiamo parlando di un museo che dispone di un vasto bacino di spazi espositivi, non sarebbe quindi un peccato dedicare una piccolissima parte di questi spazi all’arte locale, non ci vogliono grandi investimenti, solo un poco di impegno. Stesse considerazioni per il MAXXI che naviga ancora in acque incerte per quanto riguarda la programmazione degli eventi principali. Disporre di una Project Room all’interno di tale istituzione sembra un miraggio ma è certo che una serie di eventi legati al genius loci oltre ad arricchire l’offerta culturale avvicinerebbe ancor di più il pubblico al museo.

Il secondo sogno nel cassetto riguarda l’assegnazione di uno spazio pubblico a soggetti privati per la realizzazione di progetti culturali e mostre d’arte contemporanea. Nel resto dell’Europa molti edifici pubblici abbandonati o non utilizzati vengono messi a disposizione per produzioni culturali, è il momento di adottare questa buona abitudine anche dalle nostre parti. Dal 10 gennaio al 5 marzo le ex officine di via Ghisleri di Roma saranno teatro di Reload, organizzato dall’artista Gian Maria Tosatti, prototipo di un modello d’intervento culturale nella città che si tramuterà nell’unica piattaforma attuale a sostegno delle realtà creative emergenti. In questo caso non si parla di sovvenzioni o di fondi stanziati ma di una grande manifestazione auto-gestita che in una città come Roma dovrebbe rappresentare la regola, altrimenti si finirà con il chiudere la porta in faccia ai protagonisti dell’arte del futuro.

Photo: ex officine di via Ghisleri, Roma – progetto Reload – fotografia di Romolo Ottaviani

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