SE UN GIORNO D’INVERNO UN VIAGGIATORE…

di Micol Di Veroli 1

15 sono le location della 6a edizione di Bologna Art First, 22 gli artisti e il protagonista principale è, come nel romanzo postmoderno di Italo Calvino del 1979, il fruitore che può crearsi un percorso personalizzato. Il “tema” della mostra non è un tema, ma l’invito ad accettare che anche molteplicità e diversità possono essere coerenti. Ogni artista partecipante si è confrontato sia con il background storico-culturale e il contesto architettonico sia con la situazione attuale del “suo” spazio espositivo.

Le opere presentate sono scelte per il loro potenziale di creare un dialogo con la location: Antony Gormley sospende “Feeling Material” davanti alla Cappella dell’Archiginnasio, Sissi recontestualizza le sue ceramiche posizionandole nella Cappella Tremlett dove ottengono un significato quasi reliquario, Stefano Bombardieri posiziona il suo “Pozzo Petrolifero” in incessante movimento al centro della Piazza de’ Calderini rendendolo praticamente simbolo della ricerca creativa, ma non sempre effettiva, di nuove risorse nell’era della crisi finanziaria, Paolo Icaro si confronta con la municipalità bolognese esponendo la sua interpretazione contemporanea dell’antico sistema urbanistico romano nel cortile di Palazzo d’Accursio. Una ruota di cristallo di Rosy Rox brillerà davanti alla Business Lounge dell’Aeroporto Marconi. Il “Totem” di Anna Galtarossa gira allegramente nella Sala Borsa.

La scultrice tedesca Silke Rehberg presenterà per la prima volta con “Vanishing point” una serie di tre cavalli di terracotta in dimensioni reali nel cortile del Museo Medioevale. “Maseratirundum”, la macchina coperta di schegge di vetro di Luca Pancrazzi, mostra la sua eleganza minacciosa al centro della Galleria Cavour.

Alcune opere sono state addirittura prodotte per gli spazi di “Se un giorno d’inverno un viaggiatore…”. Il duo newyorchese Ghost of a Dream ricostruisce il pavimento del Museo della Sanità con biglietti della lotteria perché “Everybody Wants Some Heaven”…. Vittorio Messina contrappone la storica produzione industriale bolognese con l’estetica di massa del mondo contemporaneo nella Galleria Davia Bargellini. Marlon de Azambuja dimostra il suo “Potenziale Sculturale” con mezzi effimeri in un intervento site specific alla Pinacoteca. Lo svedese Michael Johansson, crea un “blocco” di archeologia dell’ente pubblico italiano nella sala trasparente del Museo Civico Archeologico, utilizzando mobili e oggetti depositati nei magazzini comunali di Bologna, un cubo di oggetti incastrati che uniti diventano un’entità diversa, ma solo apparentemente di facile categorizzazione.

Per le sale mostra del Museo Civico Archeologico, il titolo dell’opera della finlandese Tea Mäkipää, un arco posto all’entrata che porta la scritta “The Destiny of all Life  lies within Technology” (Il destino di tutto quello che vive è la tecnologia) sembra definire il tema generale. Marco Giovani assembla stampe spettrali con oggetti oscuri creando un ambiente alienante e mettendo in questione le abitudini di percezione dei visitatori. Lorenza Lucchi Basili, viaggiatrice tra diversi continenti, capta i reflessi quasi irriconoscibili di passeggeri e passanti degli aeroporti internazionali. Hidetoshi Nagasawa presenta una sorta di monumento per una persona assente, Pinuccia Bernardoni combina le sue sculture di metallo con scritte che evocano le voci di queste forme organiche-cristalline e Jorinde Voigt declina la domanda pressante degli innamorati “M’ama, non m’ama” in modo tecnologicamente esauriente.
Nel cortile del museo sta rannicchiato un gato enorme, opera di Ericailcane, indeciso se tuffarsi nella fontana storica con i pesciolini rossi o aprirel l’altrettanto enorme scattola di tonno. Titolo dell’opera: Cor dubium habeo.

La novità assoluta delle 6a edizione di Bologna Art First sono le performance che si terranno – non solo – durante la Notte Bianca di sabato 29 Gennaio. Sono sicuramente segno della continua smaterializzazione del nostro mondo, le performance. Roberto Paci Dalò, per esempio, che per “Se un giorno d’inverno un viaggiatore…” ha letteralmente decostruito una piccola radio trasformandola in una “Small Ville”, sempre funzionante sia come radio ricevitore che come trasmettitore, durante la Notte Bianca darà vita ai reperti di Storia Naturale in Sala Aldrovandi del Palazzo Poggi, con una performance multimediale che sommerge la sala nel mondo digitale. SissiMaria José Arjona invece, con le loro performance ridanno valore alla corporalità tanto trascurata nell’era dei social network virtuali. Mentre l’artista bolognese darà una lezione sull’anatomia che porta i tratti di uno studio artistico che combina i concetti di “fisico” di Louise Bourgeois con le idee di Matthew Barney, per creare un’anatomia parallela che solo il linguaggio di Sissi può rendere non solo palpabile ma anche penetrabili, Maria José Arjona torna nel Teatro Anatomico dello stesso Archiginnasio con la prima assoluta di una nuova performance partecipativa intitolata Habitat/Abito. La finlandese Tea Mäkipää, da tempo impegnata in una lotta artistica e molto allegra per l’ambiente, girerà per Piazza Maggiore accompagnata da un cavallo parlante in cerca di interlocutori.

Dal 28 gennaio al 27 febbraio 2011. Sedi Varie – Bologna


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