Arianna Carossa – Mi sei mancata fino a ieri

di Micol Di Veroli Commenta

Giovedì 10 febbraio 2011, dalle ore 18.30, presso la galleria CHANGING ROLE/Napoli, inaugura la mostra “mi sei mancata fino a ieri”, personale di Arianna Carossa a cura di Alessandro Facente. Il progetto si sviluppa intorno all’installazione di una palma precedentemente abbattuta che l’artista recupera ricomponendone i pezzi giocando sull’eliminazione del topos. L’intervento è sull’innata perfezione della natura, mostrandone un’altra sulla logica dell’imperfezione in cui l’intervento installativo riscatta la brutalità di quello umano.

La suggestione di base è la perfezione del logos hegeliano, secondo cui l’idea è lo svolgimento di una verità (essere in sé) che si aliena fuori di sé (essere fuori di sé) e si ricompone uscendo da questa condizione per ritornare a sé come spirito (essere in sé per sé). Partendo da questo, Carossa, ricostruisce una nuova struttura che si svolge nella perfezione del suo spirito dando vita ad una produzione che evolve rispetto alle prime sperimentazioni in due atti degli oggetti e le foto (ricordi) ad essi connesse. In questo caso la memoria dell’oggetto (la palma) si risolve nell’unico atto della sua ricomposizione. Alterando la natura, prima destrutturata e poi ricomposta, diventa una forma perfetta meramente contemplativa lontana da fallibilità ed errore, dove la trasgressione al grande sistema/natura si cristallizza nella sua rinascita.

L’operazione curatoriale evidenzia la volontà di perfezione dell’installazione come utopia di valorizzazione che contribuisce positivamente ad ogni genere di abbandono. La palma, ridotta a pezzi e ricostruita, giunge ad una nuova realtà attraversando quel secondo momento che Victor Turner (1920-1983), in merito alle tre fasi dei riti di passaggio, chiama “liminalità” dove maturano le caratteristiche per introdursi nella comunità ospitante.

Ciò che per l’artista è vivo non è perfetto perché corruttibile; per il curatore tale suscettibilità è la riprova che la corruttibilità è lo stimolo che solo una forte coscienza può e deve affrontare per rigenerarsi. Un’ipotesi reattiva che ridiscute il rapporto tra uomo e ambiente in cui il primo utilizza l’altro non per sfruttarlo, ma assorbirlo. Jeremy Rifkin ne L’era dell’accesso. La rivoluzione della new economy vede l’uomo evoluto da dio minoresimile a Dio rispetto al suo contributo immateriale, cerebrale e platonico dell’era attuale dell’accesso piuttosto che di quella industriale dove proprietà privata, cemento, autostrade e combustioni si interponevano tra lui e l’ambiente.

Una metafora legata agli sviluppi urbani e alla rigenerazione di aree dimenticate dove il confronto tra spirito-logos e spirito-natura è la speranza di un nuovo sistema perfetto basato sull’imperfezione in cui la frattura umana disveli l’idea-logos, lo spirito che è mancato fino a ieri.

Arianna Carossa, (1973) vive e lavora a Genova.

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