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Giovani artisti e ricerche intercambiabili

Molto tempo fa i protagonisti dell’arte contemporanea erano artisti equipaggiati di una vasta cultura, di visionarietà e gusto. Andando in giro per mostre era facile notare come ogni artista fosse dotato di un suo stile ben definito proveniente da una ricerca unica, non stiamo parlando di riconoscibilità ma di un’estetica e di una valenza filosofica mai fini a se stesse e soprattutto diverse, dissimili fra loro pur se provenienti da eguali correnti.

I protagonisti della Land Art o del Minimalismo ad esempio, perseguivano gli stessi intenti ma le variegate sperimentazioni e tecniche portavano ogni artista su binari ben diversi da quelli percorsi dai suoi illustri colleghi. Oggigiorno trovare simili differenze tra le nuove leve dell’arte diviene sempre più difficile, specialmente quando si parla di installazioni. Le parabole estetiche sono sempre più incrociate e tra found objects e materiali edili è sempre più difficile capire chi ha fatto cosa. Concettualmente parlando va invece di gran moda l’operazione documentaristica vale a dire la ricostruzione di un evento storico o sociale attraverso l’uso e l’accostamento di disparati media e testimonianze oggettive. Questa critica non è frutto di un’analisi facilona e demagogica ma di una considerazione pensata attraverso gli occhi del fruitore. Tutto funziona un poco come gli spin paintings di Damien Hirst, mentre il disco gira basta versare il colore ed avrete un dipinto sempre diverso ma sostanzialmente uguale agli altri.

Ad essere messa in discussione è quindi la tanto sospirata identità individuale, quella componente insostituibile che rende ogni artista un generatore di opere uniche.  C’è una disperata necessità di idee e contenuti non intercambiabili e questo è un bisogno che può essere soddisfatto solo da giovani artisti liberi dalle mode del momento e dalla durezza di ricerche impersonali. Molti talenti emergenti sono già sulla buona strada, sono loro che rappresenteranno il vero cambiamento all’interno della nostra immobile e politicizzata scena nazionale.

Micol Di Veroli