Kinetica, una fiera in bilico tra arte e scienza a Londra

di Micol Di Veroli Commenta

Tomomi Sayuda

Art Basel è senz’altro una manifestazione fieristica celebre e prestigiosa, gli espositori fanno a pugni per entrare al suo interno e gli artisti non vedono l’ora di portare una loro opera fra gli stand. Anche Frieze come Artissima Torino e Artefiera Bologna sono fiere molto amate da pubblico, collezionisti e semplici appassionati. Bisogna però ammettere che nessun’altra fiera al mondo è appassionante quanto Kinetica Art Fair, manifestazione in bilico tra arte e scienza che si è svolta dal 4 al 6 febbraio all’Ambika P3 Gallery di Londra.

Esperienze audiovisuali, tecnologia, forme mutanti, robotica, teorie quantistiche e new media art, tutto fa brodo in questa fiera che ha forse il pregio di riportare la meraviglia ed il gusto per la sorpresa all’interno del dorato mondo dell’arte contemporanea. Tra i tanti espositori e visitatori presenti tra i padiglioni, la fiera ha presentato un programma di eventi collaterali a cui ha partecipato anche il controverso artista Stelarc, quello che si è fatto impiantare un orecchio dentro l’avambraccio, per intenderci.

Seeper

Ma di installazioni strane se ne sono viste, Adrian Lee con la sua Search for Extra-Terrestrial Intelligence (SETI) Citrus Division ha collegato dei limoni, trasformati in batterie, ad un rotore che tramite il codice Morse trasmette ad ipotetici alieni le parole “Siamo qui”. Tine Bech ha invece presentato una scultura sonora intitolata Echidna, uno strambo groviglio di fili che creano un campo elettromagnetico il quale, una volta disturbato, emette singolari suoni.

Adrian Lee

Anche l’installazione Oshibe di Tomomi Sayuda è una sorta di scultura sonora, il tutto è costituito da un nido con delle uova che producono suoni una volta cambiata la loro posizione. Geosphere di Seeper è invece costituito un incredibile display sferico con immagini che reagiscono al tocco dei visitatori, creando strane formazioni video.

L’opera più “usuale” ma di grande effetto ci sembra Exit-Wall di Ralf Nuhn, un grande muro modulare composto da 200 segnali luminosi per le uscite di sicurezza, assemblati mediante l’uso di magneti permanenti. Insomma di tanto in tanto un poco di magia e di diavolerie elettroniche fanno bene anche all’arte.

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