Ai Weiwei arrestato a Pechino!

di Micol Di Veroli Commenta

Le controversie di Ai Weiwei con il governo cinese non sembrano essere ancora terminate, anzi sembra proprio che le istituzioni abbiano l’intenzione di attuare una vera e propria strategia del terrore nei confronti del coraggioso artista.

La notizia arriva fresca fresca da Twitter, circa 24 ore fa, proprio prima di intraprendere un volo verso Hong Kong, Ai Weiwei è stato arrestato e tenuto sotto stretta sorveglianza all’aeroporto di Pechino. Nel mentre la pocinese ha effettuato un vero e proprio blitz nello studio dell’artista, situato nei dintorni della grande metropoli. Attualmente non si hanno notizie dell’artista ed il telefono del suo studio (come la corrente elettrica) è stato isolato. Un giornalista del prestigioso quotidiano inglese The Guardian si era recato allo studio di Weiwei per scattare alcune foto con il suo cellulare ma la polizia ha confiscato il telefonino cancellando tutti i file prodotti dall’uomo: “Lei non è autorizzato a sostare su questa strada, deve andarsene” avrebbe urlato un ufficiale al reporter, secondo quanto appare sul Guardian. Uno dei residenti ha inoltre dichiarato di aver visto un vasto numero di forze dell’ordine ma di non aver ben compreso cosa stessero facendo. Durante la scorsa settimana la polizia cinese ha già visitato lo studio di Weiwei per ben tre volte, chiedendo i documenti agli assistenti dell’artista, in particolare a quelli stranieri ed assicurandosi che fossero correttamente registrati. Anche i post sul microblog dell’artista sono stati immediatamente cancellati. Weiwei era in procinto di trasferirsi a Berlino a causa dei frequenti attriti con il governo cinese.

Un amico di Weiwei ha dichiarato che l’artista è attualmente detenuto a Caochangdi ma le sue condizioni non sono state rese note. Questa incredibile azione è il culmine di un vero e proprio accanimento contro il celebre artista. Speriamo solo che le sue condizioni siano buone e che torni presto libero. Noi vi terremo informati, per ora non possiamo che sperare.

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