Chiara Mu, una visione alla Biennale di Venezia

di Micol Di Veroli Commenta

Dal 4 giugno al 4 luglio 2011 (con preview il 3 giugno alle ore 19:30) 42 Projekt presenta al pubblico Mi dimenticherò di te tutti i giorni. La performance sviluppata dall’artista Chiara Mu avrà luogo tutti i giorni dalle 7 alle 8 del mattino ed al tramonto presso il Campiello Scuola Grande di San Giovanni Evangelista a Venezia.

Con una veste bianca, scalza, Chiara Mu attende quieta i passanti. Si avvicina con cortesia e chiede se può prendere per mano la persona ed accompagnarla da una parte all’altra del campo. Non attraversa mai il campo da sola e rimane nella striscia bianca tracciata dalla decorazione pavimentale, in attesa. Interagire  con  i  passanti  in  modo  intimo  e  personale,  una  inusuale  ma  semplice richiesta  che  vuole significare  stabilire  una  relazione  di  scambio  in  uno  spazio quotidiano condiviso, seppur di passaggio, una reazione alla freddezza e al distacco propri della città.Utilizzare  la  ripetizione  dell’atto  al  fine  di  “imprimere”  la  presenza  nel  luogo, lasciare una tangibile impronta nella memoria. Questo  intervento  vuole  inserirsi  nel  tessuto  urbano  come  un  intervento  poetico specifico,  facendo  ampio  riferiemento  agli  scritti  di  Alberto  Toso  Fei relativi all’immaginario  popolare  fantasmatico veneziano,  con  specifico  riferimento  ai: “Misteri  della  laguna  e  racconti  di  streghe”,  “Leggende  veneziane  e  storie  di fantasmi”, “Veneziaenigma”. Venezia rappresenta infatti anche il fascino emanato dalle leggende che riportano di figure  femminili, riferite  come  “visioni”,  apparizioni  in  luoghi  specifici  che caratterizzano così lo spazio e il vissuto quotidiano ad esso legato.

L’intervento inoltre mira a rovesciare la dinamica per cui la presunta apparizione dell’intangibile diventa l’elemento che definisce l’identità del luogo, si tratta qui di incarnare la visione, renderla ossessivamente presente e frontale per poi sottrarla, la sparizione ha il fine di imprimerne la memoria nei passanti e nella pietra. La presenza di Chiara Mu, ripetuta per un mese allo stesso orario nello stesso luogo, finisce  col  lavorare  su  molti  livelli  concettuali, ma  su  almeno  due  livelli  spazio-temporali  ben  precisi. Il  primo è  l’accadimento,  il  presente,  il  secondo  è  la reiterazione, la dilatazione del tempo, e quindi la stabilizzazione degli eventi e la loro trasformazione se non in normalità, almeno in consuetudine. E dall’universale al particolare: l’attraversamento di Chiara Mu lavora su Venezia, sulle sue abitudini, sul suo scenario, sulle luci del mattino e della sera e sulla gente che si reca nei luoghi di Venezia. Il secondo livello è infatti l’abitudine; l’abito con cui si veste il concetto stesso.

La consuetudine è la forza dell’instaurarsi nella struttura fisica e mentale dei gesti ordinari, come  un  abito  da  vestire,  come  qualcosa  da  sapere  di  quell’orario crepuscolare,  di  quell’atmosfera  e  di  quel  luogo,  qualcosa  da  dirsi  e  di  cui  la  cui retina sentirà la mancanza non appena avrà terminato il suo decorso di apparizione.  Finchè  infatti  non  si  compirà  il  suo  destino  di  apparenza  al  termine,  sparire  nel tempo,  innestandosi  quotidianamente  sempre  più  flebile  come  assenza…  come dimenticanza.

Chiara Mu – I Will Forget About You Every Day

42 Projekt

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Galleria Edieuropa “Qui Arte Contemporanea”

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Al­bunduqiyya

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