I romani non gradiscono la statua del Papa, lo dice il New York Times

di Micol Di Veroli Commenta

Abbiamo già ampiamente parlato del monumento dedicato a Papa Giovanni Paolo II creato dallo scultore Oliviero Rainaldi ed installato presso la stazione Termini di Roma. Oggi però torniamo sull’argomento perché l’intera situazione è ulteriormente degenerata, tanto che la statua potrebbe essere definita come la punta dell’iceberg del tracollo romano, partendo dal caso Luca Massimo Barbero sino a giungere alla famigerata Rassegna Internazionale di Scultura di Roma partita lo scorso 24 maggio tra il disinteresse generale.

Secondo quanto già riportato da numerosi quotidiani italiani e successivamente avvalorato dal New York Times, il popolo romano non ha gradito per niente il “sentito omaggio” a Papa Karol Wojtyła. Noi di Globartmag l’avevamo battezzata come un incrocio tra Mussolini e Batman ma la cittadinanza ha risposto con una proverbiale vena ironica ancor più pungente della nostra, rinominandola come: “orinale, vespasiano papale, garitta e campana”. La rabbia dei romani è talmente grande che attualmente i vigili urbani pattugliano giorno e notte la statua per evitare vandalismi, almeno fino a quando non verranno installate le telecamere di sicurezza. A questo punto il sindaco Gianni Alemanno, accortosi del malcontento generale, ha pensato bene di costituire una commissione di esperti d’arte (ancora non sono stati resi noti i nomi dei membri di questa fantomatica commissione) per decidere il destino della statua, ovvero la rimozione, un cambiamento sostanziale o lo spostamento in una location con meno colpo d’occhio.

Insomma a far bene i conti, la statua donata alla città dalla Fondazione Silvana Paolini Angelucci, oltre ad essere sinceramente discutibile, sta già gravando sui bilanci cittadini. Tra dispiego di forze dell’ordine, installazione di telecamere a circuito chiuso ed i costi per gli esperti del settore vien da pensare che forse questo regalo potevano pure risparmiarcelo. Ed il bello è che anche il New York Times ci prende per i fondelli, ancora una volta le istituzioni capitoline hanno mostrato al mondo come segnare un’autorete.

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