Addio a Lucian Freud

di Micol Di Veroli Commenta

Lucian Freud with Perienne Christian image by David Dawson

La Gran Bretagna piange uno dei suoi artisti più grandi, se non il più grande pittore ancora in vita. Si è spento lo scorso 20 luglio Lucian Freud, maestro indiscusso di un realismo pittorico caratterizzato una profonda analisi psicologica dei soggetti rappresentati. Nel corso della sua lunghissima carriera, Freud (nato l’8 dicembre del 1922) ha contribuito ad abbattere il confine tra artista e modello, rappresentando con crudezza e poeticità gli infiniti aspetti dell’animo umano. Nato a Berlino da un’agiata famiglia di origine ebraica  (nipote del celebre Sigmund Freud) si trasferì a Londra nel 1933 e divenne cittadino britannico nel 1939.

A Londra studiò nella Central School of Art e successivamente al Cedric Morris School of Painting, oltre che alla Goldsmiths University, nota fucina di grandi artisti. Dopo un primo approccio pittorico con il surrealismo, nel 1950 iniziò a comporre ritratti. I suoi dipinti (solitamente nudi) sono caratterizzati da violenti impasti di colore, il pennello viene pulito ad ogni pennellata dando vita a colori continuamente cangianti. La rappresentazione del corpo umano, con le sue imperfezioni ed il suo fascino, lasciato alla sua primordiale essenza, sarà un leitmotiv che influenzerà generazioni di artisti, Jenny Saville in testa. Ma per dipingere un soggetto, Freud aveva bisogno di viverlo, passare tantissimo tempo con lui, indagare i suoi reconditi stati emozionali.

Un nudo iniziato nel 2007 venne completato ben 16 mesi più tardi, per un totale di 2.400 di ore di lavoro. In merito al suo metodo di lavoro dichiarò: “Sento che un’opera è giunta alla conclusione quando mi sembra di lavorare sul dipinto di un altro artista”. Inutile aggiungere che Freud è stato portabandiera assieme a Francis Bacon di quella rinascita pittorica in Gran Bretagna che ha portato alla costituzione di una Scuola di Londra, animata da artisti del calibro di Frank Auerbach, Michael Andrews, Leon Kossoff, Robert Colquhoun e Robert MacBryde. La sua assenza ha già lasciato un vuoto incolmabile all’interno della scena dell’arte contemporanea internazionale.

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