Poster Boy censurato per il suo impegno politico

di Micol Di Veroli Commenta

Vi ricordate di Poster Boy? Beh in caso vi foste dimenticati vi rinfrescheremo la memoria. Poster Boy è un simpatico ed inventivo street artist newyorchese, la sua cifra stilistica non è rappresentata dal comporre graffiti o murales utilizzando spray e vernici come fanno abitualmente i suoi illustri colleghi. L’artista infatti si aggira per la città armato di rasoio e taglia i cartelloni pubblicitari, creando delle figure e delle situazioni a dir poco rocambolesche.

La sua azione più celebre risale al 2009 quando il MoMa decise di riprodurre alcune delle sue opere in collezione per una campagna pubblicitaria con cartelloni sparsi in tutta New York. In quell’occasione Poster Boy ne fece di cotte e di crude arrivando a intagliare il naso della Marilyn di Andy Warhol, facendola sembrare appena uscita da un intervento di rinoplastica. Ebbene il nostro simpatico provocateur ne ha combinata un’altra delle sue. Teatro dell’evento è l’Austin Arts Center al Trinity College di Hartford nel Connecticut, dove il nostro doveva prender parte ad una grande mostra personale. All’ultimo momento però l’Austin Arts Centere ha deciso di annullare l’evento perché lo ha ritenuto illegale. Questo perché, a detta della direzione: “Le opere di Poster Boy sono costituite da immagini protette da copyright e prese dalla strada, un’appropriazione illegale”. La cosa è alquanto bizzarra poiché tutti sanno che l’artista utilizza immagini già prodotte da terzi per portare a compimento le sue spericolate azioni. Si è quindi trattato di un boicottaggio in piena regola e le vere ragioni dell’oscuramento sono da ricercarsi nel costante impegno politico che traspare dalle opere dell’artista.

Pietra dello scandalo due grandi cartelloni pubblicitari presenti in mostra, uno che bersaglia le assicurazioni americane e l’altro l’esercito. Poster Boy è stato più volte arrestato per il suo impegno politico, l’ultimo suo fermo risale al 2009 quando fu prelevato nel corso di una sua mostra personale. Questa censura però e ben più oltraggiosa di qualsiasi blitz delle forze dell’ordine.

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